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giovedì, luglio 20, 2017

Sicilia Mare, fotografie e cartoline a fil d’acqua!

“Giorni passati a dividere il cielo dal mare, a prendere la rincorsa per volare…”
Claudio Baglioni, “Ora che ho te”

Mare Etna Sole Tramonto

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano

indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.

Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento

del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso

e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde

tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.”
E. Montale, “Antico, sono ubriacato dalla voce”
Ossi di seppia (Mediterraneo), 1924

Neve Ghiaccio Grotte Monti e Tramonti… Sicilia! <3

Neve a Ventimiglia di Sicilia

In bel giretto veloce veloce, pochi chilometri fuori da Palermo, passando sotto le fantastiche vette dei Monti di Calamigna in direzione Ventimiglia di Sicilia dopo una copiosa e sempre inaspettata nevicatona.
Splendidi paesaggi, Agrumeti ed Uliveti sommersi dalla neve, una grotticina con i ghiaccioli pendenti dal tetto e sulle piante al suo interno.
E poi il solito emozionantissimo tramonto Siciliano… Buona Visione!


“Monte Petroso”, verdissima oasi naturalistica a due passi da Palermo

“Andai nei boschi perché volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita… per non scoprire in punto di morte di non aver mai vissuto…”
Henry David Thoreau

 

SEZIONE TESTI IN COSTRUZIONE

 

http://letaddarite.blogspot.it/2013/01/29-dicembre-2012-esplorazioni-monte.html

Il Monte Petroso, piccola oasi naturale che spicca all’interno del comprensorio dei Monti di Palermo, rappresenta un interessante biotopo di particolare interesse naturalistico ed etno-antropologico. L’area ospita infatti una delle più integre leccete naturali che un tempo rappresentavano la vecchie foreste della fascia collinare mediterranea. Il Monte riveste anche un importante valore storico in quanto, in seguito ad una campagna di scavo condotta nel 1963, furono trovati interessanti reperti del Eneolitico che testimoniano la presenza dell’uomo nel territorio. Dopo aver attraversato un piccolo ruscello nelle cui acque vegetano ricchi popolamenti di Sedano acquatico, percorreremo un breve tratto in salita, su una stradina sterrata, che dopo circa 1 km ci condurrà su una sella. Dalla qui inizierà un suggestivo sentiero all’interno del bosco naturale di Lecci che ospita ancora una discreta diversità fungina nonchè di piante commestibili che illustreremo con attenzione durante il nostro tragitto. Giunti ad un rimboschimento a Pino domestico ritorneremo sulla strada sterrata che ci ricondurrà sulla sella ove è prevista la gradevole grigliata di salsiccia. Dopo aver consumato il pranzo, bevuto del buon vino ritorneremo sui nostri passi attraverso un sentiero che ci riporterà alle nostre auto. Nel pomeriggio faremo una visita all’Abbazia bendettina di San Martino fondata presumibilmente nel XIII sec. e ricca di storia e di importanti opere d’arte.

di Gabriele Lombardo –

Nella zona di San Martino delle Scale – frazione di Monreale, provincia di Palermo – si trova una località chiamata Valle Paradiso. Questa è la vallata più grande dell’area, ed al suo interno contiene una zona boscosa che si inerpica per quasi metà della sua altezza sul Monte Petroso, una montagna quasi conica e piramidale. Mentre si dirada il bosco delle conifere, salendo su per la montagna, si infittisce invece la sughereta con il suo sottobosco di felci e rovi; infine quando mancano solo alcune decine di metri dalla sua cima si interrompe bruscamente la vegetazione per lasciare il posto ad una gigantesca frana da implosione.

Persino molti palermitani non conoscono questo bellissimo monte che si trova a pochissimi chilometri fuori dal territorio della Provincia e della città. Il nome della montagna probabilmente è dovuto alla sua composizione pietrosa, ed alla particolare peculiarità della sua cima che appare come una grande roccia sgretolatasi e crollata su se stessa. In effetti Monte Petroso appare come i resti conici o cilindrici che si formano dentro i vulcani e costituiti da rocce più dure e meno corrodibili di quelle esterne, che invece tendono a sparire più rapidamente nel tempo; ovviamente non si tratta di un vulcano, così come non lo è mai stato il vicino e più alto Monte Cuccio; ma tali forme e caratteristiche hanno contribuito sicuramente a creare la leggenda palermitana secondo cui il Monte Petroso e la cima principale di Monte Cuccio siano stati un tempo dei vulcani attivi. La tradizione popolare, è in parte dovuta anche alla presenza di laghi carsici esplorabili all’interno della montagna principale che sovrasta la città di Palermo, per l’esattezza questi si trovano nella zona della cima inferiore dell’altro versante di Monte Cuccio chiamata Falconara, e la vicina zona abitata di Baida dove è possibile accedere ad alcune grotte con pozzi verticali (dove tra l’altro in passato sono morte diverse persone per negligenza). Sono anche famose le gradi doline che si trovano alle spalle della cima principale. Un’altra leggenda circolante intorno al Monte Petroso è quella che alla fine del suo sentiero principale a metà della sua altezza, dove finisce il bosco di pini marittimi e comincia la sughereta, si trovino i resti di un piccolo tempietto greco (simile a quello di Diana che possiamo osservare salendo su un’altra splendida montagna palermitana: Monte Pellegrino) oppure di una struttura appartenuta ed utilizzata dalle fattucchiere in epoca medioevale (non dimentichiamo che Palermo è stata una delle città dove la Santa Inquisizione ha commesso più stragi in Italia). In realtà questo rudere che ormai è ridotto al solo basamento, è probabilmente una tipica torre di osservazione del periodo normanno, d’altra parte in zona c’è l’importante “Castello (fortificato) dei Normanni”. La vallata e le montagne che la circondano sono ricche di falchi pellegrini, gheppi, falchetti di vario tipo, barbagianni, civette, e persino aquile reali che nidificano sulle rocce a picco dei monti di San Martino delle Scale. Io stesso ho potuto osservare un falco di grandi dimensioni a pochi metri di distanza proprio in cima a Monte Petroso, da dove è possibile vedere parte di Palermo e l’intera vallata circostante.

Ma torniamo alla montagna in oggetto. I reali motivi geologici della composizione anomala della cima del monte sono ignoti e rimangono un mistero, d’altronde questa montagna presenta molte altre cose interessanti ed enigmatiche. Per esempio alla sua base si trova un vallone dove scorre un torrente stagionale che si chiama proprio “Il Vallone”, nei bordi del quale è presente una vegetazione che sembra essere tipica delle giungle, per passarci in mezzo infatti è necessario l’uso di machete o roncola e altri attrezzi per aprirsi un varco, lì in mezzo, in un luogo poco conosciuto e coperto deliberatamente da qualcuno (forse dalla Forestale), si trova una vecchia cisterna dell’acqua probabilmente risalente al periodo della II Guerra Mondiale. Per chi come me ha uno spirito da esploratore, è stata una grande meraviglia scoprire un passaggio segreto dentro questa struttura, che passando sotto la cisterna si allunga in direzione dell’Abbazia dei Benedettini di San Martino delle Scale; purtroppo qualcuno ne ha sbarrato il tunnel dopo alcune decine di metri e quindi non è stato possibile andare oltre; in effetti il passaggio appena discusso potrebbe essere un tunnel di fuga dei monaci usato nel periodo della guerra. La zona era stata adibita dai soldati tedeschi prima e da quelli americani dopo ad accampamento per diversi mesi, quindi è plausibile che questo cunicolo possa essere stato usato durante la guerra. Ma c’è anche un’altra probabilità, il tunnel potrebbe essere più antico e risalire al medioevo, è risaputo infatti che tutti i monasteri avevano vie di fuga segrete che portavano lontano dalle strutture principali, ed il monastero in questione è il secondo per grandezza ed importanza d’Italia dopo quello di Montecassino.

Ritorniamo stavolta sul Monte vero e proprio per scoprire che alcuni decenni fa furono fatti degli scavi paleontologici significativi, e che la zona era abitata da uomini preistorici; purtroppo la documentazione non indica un luogo preciso dei ritrovamenti raggiungibile dai non addetti al lavoro, quindi non è stato possibile localizzare il punto preciso degli scavi. Sembra che però siano stati trovati in loco ossa umane e di animali nonché utensili costruiti con selci affilate. Vediamo in dettaglio i dati del documento reperibile in rete. Il documento in questione è composto da 10 pagine e si intitola “Dati preliminari sui reperti umani di Monte Petroso, Palermo (collezione Correnti)” lo studio in questione amplia quello precedente del cattedratico Prof. Corretti di Palermo ed è stato effettuato dai ricercatori Andrea Messina, Rosalia Moreci e Luca Sineo. I reperti di epoca neolitica ritrovati hanno consentito di individuare almeno 5 persone differenti di entrambi i sessi, e ossa di almeno 3 animali sepolte a corredo funerario di una di esse. La zona di Valle Paradiso viene considerata una di quelle di maggiore espansione della popolazione neolitica degli uomini sapiens della zona del palermitano. La collezione di reperti di Monte Petroso è attualmente custodita (notizia aggiornata al 2010) al Dipartimento di Biologia cellulare di Palermo. Purtroppo anche questi secondi studi non hanno permesso di concretizzare delle conclusioni sugli abitanti del luogo e i loro usi e costumi, pertanto anche questo mistero di Monte Petroso rimane ancora irrisolto. Resteremo in attesa di ulteriori indagini e scoperte di questa interessante montagna di Palermo.

Miti e Leggende
L

Descrizione e Geologia
L’

Storia e Curiosità

Il Sentiero:
L’anello principale è la stradella sterrata della forestale e gira (per circa 2 Km) attorno alla base di Monte Pitrusu, trasportandoci in una meravigliosa e rilassante passegiata.
Esattamente di fronte all’entrata a monte, dietro a un pilone dell’elettricità e ad un grosso masso, c’è l’accesso al piccolo emozionante Sentiero nel bosco che taglia l’anello principale per metà percorso, zigzagando fra la splendida vegetazione ed i grossi massi tipici del monte.

Mappa con Percorsi e Luoghi principali:

Arrivare in Auto a Monte Petroso:
E’ possibile raggiungere San Martino da Palermo, salendo verso le piccole frazioni di Baida o Boccadifalco e salilre poi per pochi chilometri fino a destinazione.

Da Monreale si deve uscire dal paese immettendosi su Via Regione Siciliana che porta direttamente a San Martino

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Monte Petroso

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Monte Petroso 38.095862, 13.255284 MONTE PETROSO, San Martino [Monreale, PA] VAI ALLA GALLERIA >>

Scheda Tecnica e Download Tracce:

Lunghezza Percorso (a-r):2 km (Anello Principale)
Tempo di percorrenza (a-r):1 ora circa
Dislivello approssimativo:50 m circa
Altitudine massima (slm):500 m
Periodo Migliore:sempre fantastico!
Note Varie: fate Silenzio!
DOWNLOAD:

Scarica la traccia KML

Apri in GoogleMap


Il nuovo Video virale sulla Sicilia per un FANTASTICO NUOVO ANNO!!!

Arriva il 2017, e per augurarvi un Felice Anno Nuovo vi regalo un piccolo VIDEO con tanti pezzettini di Sicilia da condividere con i vostri amici… BUON ANNO!

GUARDA IL VIDEO ORA, o VEDI SU FACEBOOK o VEDI SU YOUTUBE!!

IL VIDEO
Spezzoni, presi un pò a caso, di alcuni dei tanti video di backstage che giro durante le mie “Gite Fotografiche”!

Palermo, piazza Pretoria e le “vergogne” della Fontana delle Vergogne…

“Se de la Balia Cerere le poppe – Non ho posto in oblio, quest’onde intatte -Han non so che di quel divin latte”

Piazza Pretoria Notte

Siamo nel centro storico di Palermo, in piazza Pretoria, conosciuta ed ammirata per l’omonima splendida “Fontana Pretoria”, che domina con le sue statue, i suoi preziosi marmi e i suoi zampilli d’acqua la piazza intera.
La curiosità principale di questo monumento è che i palermitani, gia all’epoca della costruzione della fontana, hanno voluto ribattezzare la fontana (e conseguentemente anche la piazza) chiamandola “Fontana della Vergogna”!

E sono tante, infatti, le “vergogne” racchiuse nei miti e nelle statue della Fontana..
A partire dalla sp
iegazione del reale significato di “statue della vergogna”, non certo dovuta alla sola nudità dei corpi, come pensano generalmente i palermitani e come spiegano erroneamente i vari siti internet sul tema.
La vergognà più profonda era dettata, invece, dall’ingente cifra corrisposta per l’acquisto della fontana, ventimila scudi (ottomila onze), profondamente confliggente con il momento storico di miseria, epidemie e carestia e che faceva urlare il popolo contro il Senato palermitano al grido di “Vergogna Vergogna”!

La “vergognosa” nudità delle statue ha comunque fomentato altri miti fra cui quello che narra che furono addirittura delle suore di clausura del vicino convento a procurare danneggiamenti alle statue privandole degli organi genitali considerati sconvenienti.

Piazza Pretoria Notte

La Regina Giovanna d’Angiò… Stanca si, ma sazia mai.
Tra i vari racconti “vergognosi” tramandati dai palermitani, ce anche quello, decisamente curioso, che racconta la storia della Regina Giovanna d’Angiò, mangiatrice d’uomini e alla fine… del cavallo.
La statua della fontana raffigurante una donna abbandonata voluttuosamente adiacente ad un cavallo ha alimentato per secoli la leggenda della dissolutezza della Regina, e il fatto che “Cavalli” fosse anche il nome di un famoso architetto di corte, ha contribuito a fomentare la fantasia denigratoria del popolino generando storie estremamente fantasiose come questa.

Ecco il racconto in dialetto Siciliano e in Italiano:

Stanca si. ma sazia mai.
Caru cumpari Vanni, voli riri lu titulu ri sta storia, ca’ si rici quannu nun si prova suddisfazioni ‘nti na certa cosa.
Pirchì chisti furunu l’urtimi paroli ritti ra Rigina Giuanna d’Angiò ro Regnu re rui Sicilii.Giuanna pigghiata ri na vuluntà senza fini ri lussuria, doppu ca’ avia pruvatu cintnara e cintinara ri sudditi picciotti si misi ‘ntesta ri pruvari ‘ncavaddu ri munta o stadduni.orgogliu e vantu re riali scudirii ro Regnu.
Però caru cumpari ra frasi: stanca si ma sazia mai, ni fa capiri ca dopu l’espirienza bistiali pruvata co’ cavaddu nun ci resi suddisfazioni. Ata sapiri ca’ lu rapportu ippo-riali è ‘mmurtalatu ‘nti la fantasiusa funtana ri Ciazza Pritoria ri Palermu.
‘Nto menzu ri diversi fiuri si viri a Rigina Giuvanna co’ cavaddu ca lassunu chi pinzari. Eccu, picchi ‘a li fimmini ri na certa qualità, quannu si ni mangiassunu ri ommini! I ciamunu e ci ricunu:chissa assimigghis s Rigins Giuanna.
Cumpari menumali ca’ li nosci fimmini nun ci’assimigghianu, se nò aniautri comu n’avissa finutu!?
Stanca si, ma sazia mai.
Caro compare Giovanni, vuol dire il titolo di questa storia, che si dice quando non si prova sodisfazione in una certa cosa.
Perché queste furono le ultime parole dette dalla Regina Giovanna d’Angiò del Regno delle due Sicilie. Giovanna presa da una frenetica lussuria, dopo aver provato una falange di giovani sudditi le venne l’idea di provare uno stallone, orgoglio e vanto delle reali scuderie del Regno.
Però caro compare della frase: stanca si ma sazia mai, ci fa capire che dopo l’amplesso bestiale provato con il cavallo non gli diede soddisfazione. Dovete sapere che l’amplesso ippo-regale è immortalato nella fantastica fontana di Piazza Pretoria a Palermo.
Nel mezzo di diverse figure si vede la Regina Giovanna con il cavallo che lasciano da pensare. Ecco, perchè alle donne di una certa risma,quando si divorerebbero nell’amplesso molti uomini. Li chiamano e gli dicono: quella rassomiglia alla Regina Giovanna.
Compare meno male che le nostre donne non gli assomigliano, altrimenti a noi chissà come ci finisce!?

ECCO LE FOTO, scattate in un paio di serate prima di Natale…

FONTE TESTI:
I Luoghi della Sorgente – Dialettando.com 

“Se de la Balia Cerere le poppe – Non ho posto in oblio, quest’onde intatte -Han non so che di quel divin latte”

Piazza Pretoria Notte

Arrivare a “Piazza Pretoria”:
La piazza si trova a Palermo in pieno centro storico sul limite del quartiere della Kalsa, in prossimità dell’angolo del Cassaro con via Maqueda, a pochi metri dai Quattro Canti…

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Piazza Pretoria, Palermo

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Piazza Pretoria, Palermo 38.115330, 13.361794 Piazza e Fontana Pretoriaa [Palermo] VAI ALLA GALLERIA >>

Una giro al Mercato di Ballarò

…tutto un pullulare di colori, profumi e grida… alimentari, profumi, stoffe, pesce, cibi da strada! E poi tanta “robba” bollita: patate, domestiche, carduni, pollanche…

Il mercato di Ballarò, nel centro di Palermo, si estende da Piazza “Casa Professa” ai bastioni di corso Tukory, verso Porta Sant’Agata.
Il mercato è famoso per la vendita delle primizie che provengono dalle campagne del palermitano, ed è, inoltre, il più antico tra i mercati della città, frequentato giornalmente da centinaia di persone.

Durante il giro turistico quotidiano, tutto intorno è un pullulare di colori, profumi e grida. Queste ultime, cantilene dal sapore orientale le cui parole sono decifrabili solo da veri esperti del dialetto, reclamizzano folkloristicamente i prodotti in vendita nelle bancarelle del mercato.
I venditori, infatti, “abbanniano”, ovvero creano quella musica capace di penetrare con assordante cantilena in dialetto palermitano, dentro i padiglioni auricolari dei passanti, invitando ad acquistare la loro merce o cantano canzoncine con il pretesto di schernire il proprietario della bancarella accanto.

Sui banchetti del mercato c’è di tutto: dagli alimentari, ai profumi, alle stoffe, alle scarpe, al pesce: principale polo di attrazione restano i grossi pentoloni di rame “quarara” da dove scaturisce del fumo invitante, sono “robba” bollita: patate, “domestiche” (i carciofi), cipolle, “carduni” (cardi), “pollanche” (pannocchie), peperoni e fagiolini che solo a Palermo i nostri fruttivendoli sanno preparare….

La frutta è scenicamente la “prima donna” esposta in bella mostra in grandi e piccole “Cascitedde” (cassettine) inclinate per poterne apprezzare la maturazione ed i colori accesi. Meno presenti invece i “Carnizzeri” (carnezzerie) e i “Pisciaiuola” (pescherie), presenti invece in un altro importante mercato, quello del Capo.

Il Cibo di Strada:
Immergendomi nel cuore del mercato, notai una piccola osteria. Incuriosita da un grande cesto coperto da uno straccio a quadri bianchi e blu mi avvicinai.
Si trattava infatti degli irriducibili “aficionados” del cibo di strada, che tengono in caldo i grassi di maiale, la cosiddetta frittola, che, insieme al musso e alla quarume, fanno parte dell’arte culinaria del “cibo da strada” a Palermo.

Orignine del Nome:
Il mercato viene così chiamato da “Bahlara”, villaggio presso Monreale da dove provenivano i mercanti che lo frequentavano.
Un’altra affascinante versione, data dal Gabrieli, dice invece che la parola “Ballarò” verrebbe da “Ap-Vallaraja” (titolo dei sovrani della regione indiana del Sind), perchè vi si vendevano le spezie provenienti dal Deccan, che erano più costose delle altre.”!

Miti e leggende:
Al mercato c’è una vasta scelta ittica: si va dal re dei pesci, il pescespada, all’umile sarda, il pesce dei poveri. E’ proprio da qui che nasce il detto “liccarisi a sarda”, che si riferisce proprio a chi ha ristrettezze nello spendere.
Una leggenda legata al mercato, parla anche dell’invenzione della Pasta con le Sarde: quando arrivarono in Sicilia, nel nono secolo, avrebbero raccolto il finocchietto selvatico sulle colline della conca d’oro e l’avrebbero subito unito alle sarde appena pescate che avevano trovato nel porto di Mazara…

Il Mercato Oggi…
Al contrario degli altri mercati è il meno transitato dai turisti, ma la zona, è oggi uno dei centri della movida notturna palermitana, insieme al mercato della Vucciria.
Sono tantissimi infatti i giovani che per un semplice aperitivo o per una cena lungo le strade, riempiono i tavoli di legno, lungo i molteplici locali intorno al mercato. Accompagnati dalla centenaria birra Forst siciliana e noccioline, le serate trascorrono in modo semplice, la musica ed i generi vari non mancano.
Una delle piú gettonate ultimamente sembra essere il reggae!
Il mercato è da diversi anni ormai letteralmente invaso, così come le zone limitrofe, da stranieri provenienti dal Sudan e da altre parti dell’Africa.
La presenza di questi stranieri, sommata all’alcol venduto a prezzi stracciati e alla presenza di “Palermitani poco raccomandabili”, gioca brutti scherzi alle generazioni d’oggi. E la spensieratezza e il brivido della sbronza, sfociano spesso in risse che non creano non pochi problemi ai gestori dei locali.

Raggiungere il Mercato:
Al mercato si arriva da diverse arterie importanti del centro storico di Palermo:

  • Da corso Vittorio Emanuele addentrandosi nelle viuzze di fronte alla Cattedrale.
  • Da via Maqueda, andando verso la stazione centrale e risalendo le tante stradine sulla destra.
  • Da Corso Tukori, punta estrema del  mercato.
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Mercato di Ballarò

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Mercato di Ballarò 38.111413, 13.361177 MERCATO RIONALE BALLARO\', [Palermo] VAI ALLA GALLERIA >>

 


“Tempu di Scintilli”, il Mare in tempesta a Giardini Naxos

Haiu vistu la terra ca s’adduma…
Era lu mari cu la so acqua n’frantuma.
E supra le pietre nivuri vitti cariri li schizzi,
ca l’occhi brillanu tanti su i biddizzi.
GUARDA IL VIDEO QUI SOTTO, oppure GUARDALO SU FACEBOOK:

TEMPU DI SCINTILLI
L’idea di questo piccolo video è nata dall’incredibile somiglianza degli schizzi delle onde che si infrangono sugli scogli con gli “schizzi” della lava dell’Etna durante le sue spettacolari eruzioni!
Ed è anche per questo che ho deciso di riprendere le “esplosioni” salate sulla nerissima scogliera lavica di Giardini Naxos, proprio accanto alla statua della Nike e durante un violento nubrifagio di fine estate…

I TESTI
Il video è accompagnato dai testi della cara Fabiola Spitaleri, autrice anche di altri testi sulle pagine di questo sito! Fabiola ha anche suggerito lo splendido titolo da dare al video!

Buona Visione, spero che il video vi piaccia!!!

Il mal tempo sotto la Nike a Giardini Naxos


Il mare trasparente di Mondello… <3

Il Mare e la Spiaggia di Mondello

Nel frastuono di una cittá distratta dal caos, sento arrivare il richiamo…

Percepisco il tuo suono tra mille, quello che picchietta lentamente nel cuore unito al rumore dei miei passi armoniosi che toccan la fredda sabbia di Gennaio, che m’indica la via fino alla battigia compatta, sulla quale ho voglia di eclissarmi.

Lei… che ringrazia i colori del cielo dell’alba, se a padroneggiare è l’inestimabile bellezza dell’oro che s’infrange sulle acque che morbide arrivano, bagnando la riva.

E su quelle lunghe distese di piccole dune sabbiose che cedono all”effetto dei colori cobalto, rosa e blù, che alzo lo sguardo e resto in silenzio.
Ascolto solo ciò che mi concedi di sentire, ed ascolto me stessa come se fosse la prima volta.
Mi annullo alla maestosità di un immenso di cui solo i miei occhi posson godere e non le mie mani. Completa, pur non capendo ciò che il dolce suono delle tue onde vuole dire, sollevata nel respirare aria nuova, la pace dei miei sensi che mi portano da te, ogni volta che il resto non conta, ogni volta che il resto non vale quanto te!

Il Mare e la Spiaggia di Mondello

Poi il mare… il lungo litorale che seguo adesso con lo sguardo, mi porta verso un piccolo molo di pietra e dall’altra parte, in lontananza, scorgo il piccolo paesino tra le casette minuscole irruenti vicino al porticello, dove i pescatori giocano a carte uccidendo il tempo.

Io ti guardo… non ti vedo; Io ti custodisco… non ti eludo.

Poco per volta, passo dopo passo, lascio e guardo affievolirsi, sulla sabbia, le impronte dei miei piedi freddi.
Non vi è caos ma solo energia, l’elemento acqua che si unisce all’elemento vita, la mia.

Più procedo in avanti, più sento il bisogno di non fermarmi per raggiungere il mio vero equilibrio, perchè non c’è niente di più bello del modo in cui tutte le volte tento di scappare dalle tue acque fredde e limpide, che arrivan decise sui miei piedi, ed alla fine invece, mi lascio baciare da te in un’anomala calda mattina d’inverno!

Tu mare… non sei che il complice del mio egoismo, seduci la mia mente, la mia confusa irrequietezza, accarezzi ogni pensiero, mi accogli nella profondità del tuo mondo, e con me fai l’amore, quando immergendomi, mi abbandono chiudendo gli occhi e scivolo lontano.

Nuda come la sabbia nel vento, immensa come il blu del tuo colore, la mia anima si riempie, piano, del tuo splendore!

[ Fabiola ]

Il Mare e la Spiaggia di Mondello

Mondello è una frazione e meravigliosa località turistica di Palermo, racchiusa da Monte Pellegrino e Monte Gallo. Distaccata dalla città dal Parco della Favorita, è raggiungibile per mezzo dei tanti viali reali alberati o tramite collegamenti secondari.

La zona è rinomata per la spiaggia, che rappresenta uno dei lidi più ambiti della Sicilia, per le sue numerose ville in stile Liberty, note come migliore espressione dell’Art Nouveau in Italia, e per i siti di interesse storico.

Etna vista da Mondello

LO SAPEVATE CHE DA MONDELLO SI VEDE L’ETNA???

CLICCA QUI!

Arrivare a “Mondello”:
Dal centro di Palermo è possibile raggiungere Mondello tramite la strada che attraversa la “Favorita“, stupendo parco, creato nel 1799 da Ferdinando III di Borbone, adibito a coltivazioni di agrumi, olivi, frassini, noci e sommacco, e a riserva di caccia.

Altrimenti si può imboccare l’Autostrada A29 Palermo-Mazzara del Vallo e prendere l’uscita per Sferracavallo!

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Il Mare di Mondello

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Il Mare di Mondello 38.199575, 13.328776 IL MARE DI MONDELLO, Palermo VAI ALLA GALLERIA>>

Grotta del Giorno (o dell’Amore), Taormina

“…voi Ninfe ritiratevi nelle vostre profonde caverne, un vecchio fortunato sotto l’onde vi spetta: andate a rivederlo, ed a brillare alla sua corte…”

Grotta del Giorno, o anche Grotta dell’Amore, a Taormina sul mare. Difficile descrivere la bellezza e l’unicità di questa meravigliosa grotta…

Guardando da Giardini Naxos si vede chiaramente come un enorme “buco nero” sul versante sud del promontorio di Capo Taormina.
Si può visitare in barca dal mare, magari accompagnato da uno dei tanti “barconi” turistici, ma è una visita solo a metà che farete, quasi fittizia.
Quello che è quasi impossibile fare è, infatti, entrare ed ammirare lo spettacolare colpo d’occhio, con il golfo di Giardini Naxos e l’Etna sempre fumante in fondo, che si ha da dentro la grotta.

E’ difficile perchè la grotta non è sul mare (o in mare) come la vicinissima Grotta Azzurra di Taormina, ma è separata dall’acqua da un piccolo dislivello di un metro e mezzo circa che si può affrontare solo arrivando al di sotto di esso a nuoto e poi scalando la piccola parete!
Riuscendo, però, a terminare la piccola scalata dello scoglio, sopratutto se poco prima del tramonto, lo spettacolo che avrete davanti ai vostri occhi sarà incredibilmente emozionante…
Se invece non potete farlo… fa niente, ci sono le mie foto!!!

Grotta del Giorno, Taormina


Di seguito alcuni paragrafi “storici” tratti da alcuni antichi volumi trovati in rete che descrivono e parlano della grotta in questione:

“Ricominciando a caminare sul lito, si vede la Chiesetta della Madonna di Porto Salvo con alcuni Magazzini, e dipoi la vasta Spelonca, appellata Grotta del Giorno, non bagnata dal mare, e capace di cento, e più Persone…”

La Sicilia in Prospettiva“, Parte II – 1709

“Presso il mare è un’altra denominata Grotta del Giorno, donde non lungi sono copiose tracce dei tubi dell’acque dotto. Oltre ad innumerevoli monete greche e romane, ampolle, lampadi ed altri arnesi fittili, che più o meno interessanti si ricavano in ogni escavazione, scoverse il parroco Castorina quattro lapidi di marmo bianco con greche iscrizioni, alludenti al regime civile dei Ieromnemoni, dei Questori e dei Prefetti dell’annona.”

Dizionario Topografico della Sicilia“, Vol 2
Vito Amico, 1856

“Al di sotto delle rupi, che sostenevano i famosi aquedotti v’erano de boschi, e degli antri, per le di cui vie di notte tempo scorrevano certe larve, e certi spettri, che la mente e l’immaginazione de’ mortali funestavano, quali per l’ignoranza, e pel timore, non sapendo la gente conoscere la causa produttrice di questi fenomeni, era nell’illusione di credere ch’esistessero, e che al farsi del giorno nascondevansi dentro le spelonche, o s’immergevano dentro i laghi, o ne’ fiumi per non comparire più.
I superstiziosi Tauromeni denominavano questi fantasmi, Ninfe Melie, e di sovente invitavansi, perchè di soccorso fossero alle loro follie.
A questo alludono i tre versi di Omero rapportali da Pausania , nei quali si dice  <<E voi Ninfe ritiratevi nelle vostre profonde caverne, un vecchio fortunato sotto l’onde vi spetta: andate a rivederlo, ed a brillare alla sua corte>>. Questi fantasmi gli antichi Tauromeni adoravano in una valle, detta valle della Melia, nome che tuttora conserva per essere quivi eretto un di loro tempio. Nonio rapporta i sacrici, che si esponevano, i libami, e le espiazioni.
Del pari della Melia rendevasi il culto ad altre larve notturne nel tempio delle Ninfe Lemures innalzato ne’ limiti delli stessi bagni. Alle sponde del mare, ed alle bassure della grotta di S. Leo altra grotta esiste sotto nome di Grotta del giorno, che riputavasi abitacolo nelle Ninfe Marine dette Nereidi figlie di Peleo, e Teti.”

Giornale di Scienze Lettere e Arti per la Sicilia“, Vol 69
Barone V. Mortillaro, 1840

Arrivare alla Grotta:
Come già detto si và in barca. O in canoa, o in sup, o a nuoto…
Si parte dal porto di Giardini Naxos, o dall’Isola Bella o dalla vicinissima spiaggia subito sotto alla Stazione Ferroviaria di Taormina.

La grotta si ammira dal mare o, se si è abbastanza temerari, si raggiunge a nuoto per scalare la parete rocciosa a filo sul mare e accedere all’interno della grotta.

ATTENZIONE:
Attualmente tutto il costone roccioso in questione, grotta compresa, ha il divieto di avvicinamento dal mare per pericolo caduta massi.

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Grotta del Giorno o dell'Amore

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Grotta del Giorno o dell\'Amore 37.846039, 15.295277 GROTTA del GIORNO o dell\'AMORE, Capo Taormina [Taormina, ME] VAI ALLA GALLERIA >>

Sicilia Immagini - Capo Taormina dall'Alto


Le Rocche dell’Argimusco

“…C’era un blocco di pietra piantato sulla crosta come un meteorite caduto all’improvviso… Avevano dunque ragione gli antichi a dire che era impossibile svelare tutti i misteri dell’Argimoscu e del suo bosco…”

Quando quelle piccole luci dell’alba, quel preciso mattino, mi portarono alla scoperta di nuove fonti di vita per i miei occhi e per la mia anima, immaginai di aver accanto una sorta di “Narratore Musa” che mi potesse raccontare tutto ciò che superava, allora, i confini oltre la vita terrena.

L'alba dalle Rocche dell'Argimusco

Ci sono luoghi sulla terra, ricchi di fascino e mistero, luoghi, dove il “tempo” perde ogni significato, dove l’atmosfera ed il paesaggio sembrano non cambiare mai per via di un incantesimo magico. Luoghi in cui la terra incontra lo specchio del cielo fino a diventare un tutt’uno con esso…

E’ proprio in quei luoghi che la magia di quel Narratore invisibile ti entra nelle vene, diventando mistica, e ti ritrovi a vivere sensazioni uniche come se il tuo spirito fosse in bilico tra il fato ed il saccente.
E lo sento da lontano quel Narratore mentre, muovendomi in quel silenzio assordante, mi parla sottovoce di perdute incredibili civiltà, di storie di giganti da troppo tempo scomparsi, di antichissimi culti celesti e di magici rituali.
E poi ancora, scavando nell’intimità più lontana di questi luoghi, di surreali allineamenti astronomici, di miti fantastici, e di leggende di dei, demoni, fate ed evanescenti creature cadute dal paradiso

Alla fine, però, sento arrivare un qualcosa che nessuno, escluso l’onnisciente Narratore, aveva pensato potesse arrivare.
Vento, leggero, subito dopo la roccia dormiente, che si piega e si alza, e che mi accarezza, mi “sveglia” e mi riporta alla realtà.
Vento, prima alto attraverso un cielo limpido, e poi ancor più basso come a voler disturbare quel piccolo gregge di pecore all’orizzonte, occupato nella ricerca dei migliori ciuffi d’erba da sgranocchiare.

L'alba dalle Rocche dell'Argimusco

E così, forse, non sento più la voce del narratore ma resto comunque ammaliata dalla magia, stavolta più reale e palpabile di questo luogo… il panorama mozzafiato che comincia da un incredibile mare azzurro con le Isole Eolie lì sospese nel nulla, fino ad arrivare alla vetta dell’Etna con i suoi crateri sempre fumanti, passando attraverso boschi e vette inconfondibili illuminate da un’alba calda ed emozionante fino all’inverosimile!
E il silenzio, quasi etereo, che ci accompagna mentre esploriamo, a una a una, le maestose rupi a caccia delle tante figure in esse intagliate dalla forza del vento o da una fantomatica antichissima mano umana…

Sono qui adesso, ai piedi di questi incredibili megaliti, nel mezzo del misterioso altopiano dell’Argimusco, nel territorio di Montalbano Elicona (Messina).

Rocche dell'Argimusco, strane forme

L’Orante, qui davanti a me, un massiccio di pietra di quasi 30 metri, con un profilo di donna con le mani giunte nell’atto di pregare e poi, più in fondo, la figura di una enorme aquila, con le ali semi spiegate, formata da grosse pietre sovrapposte e posta a guardia di tutta la valle sottostante e lo sguardo rivolto a sud.
E poi ancora, tutto intorno, altre decine di “misteriose” formazioni rocciose, più o meno grandi ed imponenti, anch’esse con forme e profili curiosi e particolari!
Insomma uno scenario vastissimo, e altrettanto raro, ricco di mitologia, magia, incanto, profumi e sensazioni, che spingono il visitatore ha sognare una storia dettata dall’entusiasmo di trovarsi a far parte di una bellezza surreale che t’innalza fino a toccar le stelle, dopo un intero dì, in cui il nostro “Narratore Musa“, ci ha reso partecipi e protagonisti di questo sogno ad occhi aperti.

E a volte la sento ancora la sua voce, vicina al mio orecchio, soffice e saccente, mentre continua a bisbigliarmi le stesse, identiche parole… “Fabiola… sta qui tutto ciò che tanto cercavi…

I Megaliti dell'Argimusco con l'Etna sullo sfondo

Miti e Leggende
L’altopiano è teatro di tantissime leggende, molte delle quali relative alle origini degli incredibili megaliti e delle loro strane forme.
Dalle storie dei Giganti “Wurm”, antica civiltà di semidei, o forse uomini grandi e robusti dediti alla pastorizia, che modellarono le pietre offertegli dalla natura per farne una dimora sacra agli dei, fino all’ipotetica presenza della mitica tomba di Arge, personificazione della folgore, figlio di Urano e Gea, passando poi per racconti fantastici, ancor più bizzarri ed inquietanti, di presenze sovrannaturali che si manifesterebbero solo in particolari periodi dell’anno: spiriti, folletti, spettri e non morti, che la tradizione popolare elegge custodi di immani tesori, sepolti in quei luoghi o poco distante da lì…

Tra queste la più significativa, relativa all’origine del “Megalite Orante“, è quella di “Marta d’Elicona” che ha inspirato l’omonimo romanzo di Melo Freni:

Rocche dell'Argimusco, l'Orante (Dea Neolitica)<< Si incominciava a cogliere di quella pietra il profilo di una bellezza insolita; il profilo delicato di una donna; ecco il volto con la linea del naso e degli occhi, ecco le mani giunte sul petto; ecco la donna che prega avvolta nella linea semplice di una tunica antica.
La gente di tutta l’Elicona e non solo dell’Elicona, cominciò a giungere lassù dopo che la notizia si era sparsa ed era grande lo stupore, grande la meraviglia, perché nessuno ricordava d’averla mai vista quella pietra sicché era un vero prodigio. Davanti al megalito dell’Orante -come il medico Cardile l’aveva battezzato- il pensiero correva a Marta sparita; quasi la terra l’avesse prima inghiottita e poi restituita in quella forma, e ognuno si segnava, aveva paura ma ne era attratto, se ne stava in silenzio e non si confidava.
Soltanto il medico Cardile al bar del Popolo, nell’ora della discussione, ricordò una storia di miti che parlava di impossibili amori e di pietose divinità che avevano trasformato in fiumi, in fontane, in rocce e in animali, innamorati il cui dolore sulla terra sarebbe stato inguaribile, immenso più della distanza delle stelle. >>

Descrizione e Geologia
L’altopiano dell’Argimusco è posto a circa 1250 metri s.l.m., a sud-est di Montalbano Elicona. Il luogo si caratterizza per la ricchezza di acqua (fonte Lagrimusco), di magnifici boschi (bosco di Malabotta) e per la splendida visuale panoramica.
Sotto il punto di vista strettamente geologico, i massi si dimostrano essere dei conglomerati calcarei, facilmente sottoposti quindi, per la poca durezza della pietra, sia all’erosione degli agenti atmosferici (di cui è certamente innegabile l’azione nel corso dei millenni passati), come anche in teoria al lavoro dell’uomo.

Storia e Curiosità
A parte le tante leggende, l’Argimusco (dal greco “Argimoschion”, altopiano delle grandi propaggini) non è stato ancora sottoposto a studi scientifici seri e comprovati, che spieghino con certezza le origini, la formazione e la “posizione” dei tanti megaliti e delle strane forme in esso presenti.
Le varie teorie attuali, parlano di un’antica area per rituali sacri, di una necropoli sacra d’altura, di un osservatorio astronomico per l’incredibile corrispondenza astronomica della posizione dei megaliti con il cielo… Vi rimandiamo ad altri siti per studi più approfonditi:

Il Sentiero:
L’altopiano dell’Argimusco è percorso da diversi sentieri, molto ben visibili, che girano intorno a tutta l’area e che “tagliano” fra i vari megaliti per poterli esplorare al meglio.
Su alcuni di essi, come ad esempio sulla Rupe dell’Acqua (l’Orante), è possibile arrampicarsi tramite piccoli sentieri e scalinate scavate nella roccia, per godere dello spettacolare panorama a 360 gradi!

Mappa con Percorsi e Luoghi principali:

Arrivare in Auto all’Altopiano:
E’ possibile raggiungere contrada Argimusco seguendo le indicazioni per il Bosco di Malabotta.

  • Da Randazzo (quindi da Catania) è preferibile la strada che passa da S. Domenica di Vittoria, attraversando Polverello e seguendo le indicazioni per Montalbano Elicona.
  • Per chi proviene dalla costa ionica il transito obbligatorio avviene per Mojo Alcantara, Roccella Valdemone, da cui si raggiunge il bivio di Portella Zilla. Dal bivio seguire le indicazioni per Montalbano fino all’ingresso della riserva naturale orientata del Bosco di Malabotta
  • Per chi proviene dalla costa nord, basta seguire l’autostrada A20 Palermo-Messina, uscire allo svincolo di Falcone e seguire le indicazioni per Montalbano Elicona.
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Rocche dell'Argimusco

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Rocche dell\'Argimusco 37.985422, 15.036988 ROCCHE ARGIMUSCO, [Montalbano elicona, ME] VAI ALLA GALLERIA >>

Scheda Tecnica e Download Tracce:

Lunghezza Percorso (a-r):3 km (Anello)
Tempo di percorrenza (a-r):1 ora circa
Dislivello approssimativo:80 m
Altitudine massima (slm):1250 m
Periodo Migliore:sempre
(in inverno probabilità neve)
Note Varie: fate Silenzio!
DOWNLOAD:

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Cartolina “Finale di Pollina”

Finale di Pollina - CARTOLINA SICILIA IMMAGINI

“Semplicemente una delle spiagge più belle di tutta la Sicilia…”
 

La Spiaggia di “Torre Conca” è la più frequentata e conosciuta di Pollina, ed è situata in un’insenatura sotto il promontorio di Capo Raisigerbi.
Si caratterizza per la sabbia mista a ghiaia scura e per le sue acque cristalline con fondali che diventano profondi già a breve distanza dalla battigia.
L’accesso avviene attraverso un sentiero percorribile a piedi, dopo aver lasciato l’auto in un ampio parcheggio gratuito che si incontra lungo la SS113, nella zona sovrastante la spiaggia…

Finale di Pollina


Sicilia Immagini: Dedicato al Mare… (Foto e Video)

“Tra impeto e dolcezza, il Mare da sempre accarezza i sensi più intimi e primordiali dell’essere umano, la cui anima viene rapita dal suo incedere eterno, reso magico dall’incantevole mistero che lo avvolge.
Sempre in bilico tra buio e luce, il suo richiamo “carnale” travolge e avvolge chi gli si accosta con sensibilità.
Magico è poter vivere le sue vibrazioni e le sfumature del “suo” carattere attraverso una foto, in cui potersi bagnare del suo incanto.
E’ straordinaria la capacità unica del mare di tuffarsi violento e delicato dentro l’obiettivo e viceversa, facendo vibrare le primitive corde delle emozioni di chi osserva.

Perché questo è il Mare: la proiezione più spettacolare e nuda della nostra Essenza.”

Irma …….

Tutte le foto di questo album sono state fatte in Sicilia, ovviamente!
“Dedicato al Mare…” e dedicato ad Irma! 

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