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lunedì, novembre 20, 2017
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Foliage a Piano Battaglia, l’autunno più bello del mondo…

SI - Autunno Madonie - Copertina

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Ha messo chiome il bosco d’autunno.
Vi dominano buio, sogno e quiete.
Né scoiattoli, né civette o picchi
lo destano dal sogno.
E il sole pei sentieri dell’autunno
entrando dentro quando cala il giorno
si guarda intorno bieco con timore
cercando in esso trappole nascoste.
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Boris Pasternak “Bosco d’autunno”

Fontana Lupo, tutta la magia del fiume Oreto

“Niuno si meravigli se l’Oreto per tante sue nobili prerogative sia stato stimato il re tra i fiumi di tutta la Sicilia…”
Marchese di Villabianca 1777-1789

 

Il re tra i fiumi di Sicilia, così veniva descritto il fiume Oreto alla fine del 1700 dal Marchese di Villabianca ne “La Fontanografia Oretea“.
Ed ancora oggi, nonostante l’abbandono e l’incuria totale nei confronti del povero fiume palermitano, è possibile ritrovare e visitare degli angolini nascosti in cui è ancora vivido il suo antico splendore naturalistico.

Fontana Lupo, la gola con la sorgente!

Bastano pochi minuti di strada da Palermo, appena sotto Monreale, per raggiungere l’incredibile affioramento di Fontana Lupo.
Scendendo attraverso dei terazzamenti si raggiunge un lungo canneto sulla riva sinistra del fiume che nasconde la vista del fiume ene rende difficile l’accesso, ma che lascia passare l’inaspettato ma già sorprendente rombo delle acque del fiume.
Facciamo pochi passi ancora per trovare e superare il facile accesso fra le canne che ci porta alla risorgiva, e per ritrovarci immersi in un paesaggio fantastico: sulla sinistra il fiume che scende formando piccole bellissime cascatelle; sulla destra l’altissima e particolarissima gola da cui sgorga, a volte scivolando sulle sue pareti a volte cadendo dall’alto, l’acqua di sorgente; tutto attorno, lungo il fiume e dentro l’altissima gola, la vegetazione fluviale arborea ed arbustiva domina il paesaggio ed incornicia il letto del fiume!

Un incredibile scenario
Le stranissime forme scolpite sulle gialle pareti della gola dallo scorrere dell’acqua, le tantissime “fontanelle” che escono dalla roccia per ricadere come pioggia sul fiume, il continuo alternarsi di piccoli laghetti dalla placida acqua ad altrettante cascatelle e piccole rapide formate da grossi massi nel letto del fiume, gli sfavillanti giochi di luci creati sulle pareti dal sole riflesso sul’acqua..

L’acqua gelida e trasparente
Spettacolo unico vedere l’acqua di sorgente che sgorga naturalmente “filtrando”, scivolando e poi cadendo nel fiume dalle piccole gole e dalle tante piante che da essa discendono.
Ma la vera sorpresa la troviamo ai piedi della grande gola, lì dove la parete rocciosa incontra l’acqua del fiume Fiumelato di Meccini (che da qui in poi prende il nome di Oreto).
E’ qui che possiamo ammirare un ruscello di acqua, gelata ed incredibilmente limpida, uscire direttamente dalla roccia e solo adesso riusciamo finalmente a concretizzare e a toccare realmente con mano la magia di questa unica ed importantissima risorgiva del fiume Oreto.

Raggiungere Fontana Lupo:
Da Palermo dirigersi verso Monreale seguendo la Circonvallazione (SS 186). Superata il ristorante La Fattoria svoltare a sinistra su via Mulini (SP68) e poi proseguire a destra la strada provinciale di Pezzingoli (SP 68Bis).
Dopo un chilometro circa svoltare a sinistra sulla via Fontana del Lupo e parcheggiare dopo qualche centinaio di metri per poi proseguire a piedi!
Da qui in poi potete fare riferimento alle mappe qui sotto oppure (più sotto) scaricare le tracce per il navigatore.

Arrivo in auto e Parcheggio:

 

Mappa con Percorsi e Puntio d’Interesse principali:

DOWNLOAD TRACCE:

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Infinitamente Piccolo, i tesori invisibili della spiaggia di Mondello

Il mare, origine di tutto e “creatore” della vita sulla terra; figlio del Cielo e della Terra e dio di tutte le acque, rappresentazione dell’ignoto più profondo, dell’infinita bellezza di madre Natura; simbolo assoluto di forza e frontiera invalicabile dell’ignoto: da esso sorgono e tramontano ogni giorno il Sole e gli astri tutti. È dalla bianca schiuma del mare che nasce Afrodite, dea dell’amore, della bellezza, della generazione e della fertilità.” Il mare, sconfinato “fiume” che scivola, plasma e circonda le terre emerse regalandoci, oltre che la vita e il sostentamento materiale per la nostra sopravvivenza, anche infinite fonti di emozioni che toccano nel profondo i nostri sensi.

Dall’imponente vastità degli oceani più profondi, alle incredibili variopinte barriere coralline, fino a quel piccolo scoglio o quella spiaggia, proprio dietro casa nostra, in cui ci bagnamo ogni estate. Qui, con i piedi sulla riva della nostra adorata spiaggia ci viene concessa l’inestimabile possibilità di poter osservare e “studiare” il mare e le sue creature; proprio in quel punto, sotto ai nostri piedi, dove il mare e la terra ferma si incontrano, di volta in volta con dolcezza o con grande violenza, il “pianeta mare” riesce a dare il meglio di se, a sconvolgerci, mostrandoci le più belle ed affascinanti creature marine…

L’ambiente costiero, a prima vista il luogo meno adatto per la sopravvivenza e la vita più in generale, è invece, grazie alla perfetta combinazione di tutti gli elementi vitali (luce, acqua, ossigeno, sali minerali), il luogo più favorevole alla proliferazione di una stupefacente varietà di incredibili, e spesso invisibili, esseri viventi. Sedersi sulla riva, imparando ad osservare più in profondità e con attenzione, scavando un po’ nella sabbia bagnata o frugando fra le alghe ci renderà testimoni di un mondo sconosciuto fatto di incredibili forme e colori che ci regaleranno mille piccole emozioni.

Le stesse infinite piccole emozioni, fatte di unici variopinti “invisibili tesori”, le possiamo riscoprire anche a Mondello, bianchissima spiaggia, simbolo da sempre di Palermo e dei Palermitani, caratterizzata da acque trasparentissime con incredibili sfumature tropicali, immancabile ritrovo estivo per i bagnanti e luogo d’eccellenza per rilassanti passeggiate invernali in riva al mare…
Su questa sfavillante rarissima spiaggia siciliana, riuscendo a guardare oltre l’ammaliante vastità del panorama e la “tropicale” lucentezza del mare, si può immaginare di rimpicciolirsi, un po’ come fossimo Alice nel paese delle meraviglie, fino a poterci muovere fra i minuscoli granelli di sabbia ed esplorare questo nuovissimo inimmaginabile mondo alla scoperta di “capolavori di ineguagliabile bellezza finalmente svelati all’occhio, inconsapevole da sempre di tanta straordinaria ricchezza…*”.

[Fabio Corselli]

Infinitamente Piccolo, i tesori della Spiaggia di MondelloLA MOSTRA FOTOGRAFICA:
La spiaggia di Mondello è nota ai cittadini di Palermo e ai turisti di tutto il mondo per la sua bellezza caratterizzata da una sabbia chiara che conferisce all’acqua l’aspetto trasparente comparabile con le spiagge tropicali. 
Quello che pochi sanno è che la sabbia di Mondello è costituita prevalentemente da bioclasti ossia da piccoli gusci o frammenti di gusci di organismi marini come molluschi, echinodermi, briozoi e tantissimi foraminiferi.
Tra questi spicca la Miniacina miniacea un protozoo foraminifero che abita le praterie di Posidonia presenti al largo della baia e i cui gusci calcarei, simili per forma e colorazione a piccoli coralli, alla morte dell’organismo si spiaggiano creando questo magnifico effetto cromatico rosa lungo la riva della spiaggia di Mondello visibile soprattutto in primavera.
Gli “invisibili” elementi che costituiscono la sabbia di Mondello sono i protagonisti di questa duplice esposizione di piccole conchiglie e fotografie.
E’ possibile osservare con l’ausilio di microscopi gli splendidi gusci di questi organismi immortalati nelle fotografie di Fabio Corselli, fotografo amatoriale palermitano.
Questa mostra mette in risalto la bellezza naturale della spiaggia di Mondello in un percorso che partendo da una veduta di insieme ci guida alla scoperta dei singoli elementi che la costituiscono consentendo al visitatore di scoprire i tesori invisibili di un luogo familiare.”

[Dott.ssa Carolina D’Arpa]

*(Irma Greco)

La mostra è inserita fra gli eventi ufficiali della 5^ edizione della “Settimana del Pianeta Terra”: www.settimanaterra.org

DOVE:
Museo Gaetano Giorgio Gemmellaro – Corso Tukory 131, Palermo

QUANDO:
Da Venerdì 20 Ottobre 2017 a Domenica 26 Novembre 2017
Visite dal Lunedì al Venerdì 9.00-13.00 e 15.00-17.00 e Sabato 9.00-13.00
BIglietto regolare 4.00 Euro (Mostra Fotografica e Museo)

CONTATTI e INFO:
Telefono: 091.238646 65/90/91
Web: http://www.settimanaterra.org/node/2482

FOTOGRAFIE DI FABIO CORSELLI: www.siciliaimmagini.it
Sicilia Immagini – Fabio Corselli – Cyclope Foto

Tutte le info su settimanaterra o sulla pagine ufficiale dell’evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/685832591614665


Sicilia Mare, fotografie e cartoline a fil d’acqua!

“Giorni passati a dividere il cielo dal mare, a prendere la rincorsa per volare…”
Claudio Baglioni, “Ora che ho te”

Mare Etna Sole Tramonto

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano

indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.

Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento

del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso

e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde

tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.”
E. Montale, “Antico, sono ubriacato dalla voce”
Ossi di seppia (Mediterraneo), 1924

Neve Ghiaccio Grotte Monti e Tramonti… Sicilia! <3

Neve a Ventimiglia di Sicilia

In bel giretto veloce veloce, pochi chilometri fuori da Palermo, passando sotto le fantastiche vette dei Monti di Calamigna in direzione Ventimiglia di Sicilia dopo una copiosa e sempre inaspettata nevicatona.
Splendidi paesaggi, Agrumeti ed Uliveti sommersi dalla neve, una grotticina con i ghiaccioli pendenti dal tetto e sulle piante al suo interno.
E poi il solito emozionantissimo tramonto Siciliano… Buona Visione!


“Monte Petroso”, verdissima oasi naturalistica a due passi da Palermo

“Andai nei boschi perché volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita… per non scoprire in punto di morte di non aver mai vissuto…”
Henry David Thoreau

 

SI - Monte Petroso - Copertina

Siamo nella zona di San Martino, frazione di Monreale a soli 5 minuti di strada da Palermo.
Proprio al centro della grande vallata che domina questa zona si erge, piccolo ma comunque maestoso, il nostro Monte Petroso.
L’accesso al sentiero che corre tutto attorno al monte, e che poi devia verso la cima, avviene tramite due cancelli della forestale, uno a valle e uno più a monte.

Dopo pochi metri percorsi nel sentiero che entra in salita nel bosco, rimaniamo subito stupiti dall’incredibile ambientazione naturalistica in cui ci troviamo immersi.
Il paesaggio tipico dei boschi dei monti di palermo si trasforma repentinamente alle falde del Monte Petroso e le conifere lasciano il posto ad un fittissimo magico querceto naturale: il leccio (quercus ilex), la roverella (quercus pubescens), la sughera (quercus suber), un sottobosco fatto di bellissime felci e di fastidiosissimi rovi e poi ancora una grande varietà di funghi e piante commestibili…

Monte Petroso - San Martino PAAll’apice del sentiero si può deviare per tentare la risalita verso la vetta.
E’ qui, prima ancora di aver conquistato la vetta, che si comincia ad intuire l’origine del nome di Monte Petroso: il nostro piccolo monte sembra essere formato (inspiegabilmente) da un accumulo di enormi rocce che prendono a poco a poco il posto della vegetazione e  attraverso le quali ci si muove (a volte con brevi “scalate” sugli stessi enormi massi) per giungere in cima.
La reale origine rimane ancora inspiegata ma, arrivati sulla vetta, l’impressione più naturale seppur assolutamente fantasiosa è che i massi siano caduti dal cielo uno sopra l’altro fino a creare questo improbabile e curiosissimo monte, oppure che ci sia stata una fortissima “implosione” che abbia frantumato la montagna facendola crollare su se stessa…
Ad ogni modo siamo in cima, in precario equilibrio sui nostri fantomatici massoni, e abbiamo tutto il mondo ai nostri piedi: da un lato Monte Cuccio e Palermo con il porto, il mare e Monte Pellegrino, dall’altro tutti i monti di Palermo che circondano e racchiudono il panorama. E poi ancora il Castellaccio, San Martino delle Scale con la sua splendida Abbazia, e le tante vallate tutto attorno…!

Silenzio e meraviglia appagano la nostra anima dopo la fatica per la piccola scalata e ci prepara per la ridiscesa. Riprendiamo il sentiero ad anello che gira attorno al monte fino a quando, usciti dal fitto bosco in cui eravamo immersi, ci ritroviamo sulla larga strada sterrata che ci riporteràal punto di partenza.
Da qui, grazie alla vegetazione che si dirada, riusciamo ad osservare con un pò di fortuna alcuni dei rapaci che popolano queste montagne: falchi pellegrini, gheppi, barbagianni, civette, e persino aquile reali che nidificano sulle rocce a picco dei monti di San Martino delle Scale.

Geologia
Lungo il versante più impervio, a pochi metri dalla cima, ci sono due piccole grotticine (zubbi) al quale si può accedere in verticale solo tramite “procedure” speleologiche!
Potete ammirare le foto della grotta sul sito LETADDARITE.IT.

Miti e Leggende
Lungo il sentiero che gira intorno al bosco possiamo trovare dei resti di un basamento di ciò che era, molto probabilmente, una torre di osservazione Normanna.
Le leggende nate attorno a questi resti descrivono la struttura come un piccolo Tempio Greco oppure, ancor più fantasiosamente, come una struttura usata nel medioevo dalle fattucchiere.

Storia e Paleontologia
Nei decenni scorsi, in seguito ad alcuni scavi paleontologici, sono stati trovati ossa umane e di animali nonché utensili costruiti con selci affilate.
Il documento trovato in Internet “Dati preliminari sui reperti umani di Monte Petroso, Palermo (collezione Correnti)”, sebbene non dica la zona esatta dei ritrovamenti, descrive i reperti di epoca neolitica ritrovati che hanno consentito di individuare almeno 5 persone differenti di entrambi i sessi, e ossa di almeno 3 animali sepolte a corredo funerario di una di esse. Monte Petroso e la sottostante zona di Valle Paradiso sono considerati fra le maggiori zone di spansione della popolazione neolitica degli uomini sapiens della zona del palermitano.
I reperti di Monte Petroso sono custodita (notizia aggiornata al 2010) al Dipartimento di Biologia cellulare di Palermo. Purtroppo anche questi secondi studi non hanno permesso di concretizzare delle conclusioni sugli abitanti del luogo e i loro usi e costumi, pertanto anche questo mistero di Monte Petroso rimane ancora irrisolto.

Il Sentiero:
L’anello principale è la stradella sterrata della forestale e gira (per circa 2 Km) attorno alla base di Monte Pitrusu, trasportandoci in una meravigliosa e rilassante passegiata.
Esattamente di fronte all’entrata a monte, dietro a un pilone dell’elettricità e ad un grosso masso, c’è l’accesso al piccolo emozionante Sentiero nel bosco che taglia l’anello principale per metà percorso, zigzagando fra la splendida vegetazione ed i grossi massi tipici del monte.

Mappa con Percorsi e Luoghi principali:

Arrivare in Auto a Monte Petroso:
E’ possibile raggiungere San Martino da Palermo, salendo verso le piccole frazioni di Baida o Boccadifalco e salilre poi per pochi chilometri fino a destinazione.

Da Monreale si deve uscire dal paese immettendosi su Via Regione Siciliana che porta direttamente a San Martino

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Scheda Tecnica e Download Tracce:

Lunghezza Percorso (a-r):2 km (Anello Principale)
Tempo di percorrenza (a-r):1 ora circa
Dislivello approssimativo:50 m circa
Altitudine massima (slm):500 m
Periodo Migliore:sempre fantastico!
Note Varie: fate Silenzio!
DOWNLOAD:

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Il nuovo Video virale sulla Sicilia per un FANTASTICO NUOVO ANNO!!!

Arriva il 2017, e per augurarvi un Felice Anno Nuovo vi regalo un piccolo VIDEO con tanti pezzettini di Sicilia da condividere con i vostri amici… BUON ANNO!

GUARDA IL VIDEO ORA, o VEDI SU FACEBOOK o VEDI SU YOUTUBE!!

IL VIDEO
Spezzoni, presi un pò a caso, di alcuni dei tanti video di backstage che giro durante le mie “Gite Fotografiche”!

Palermo, piazza Pretoria e le “vergogne” della Fontana delle Vergogne…

“Se de la Balia Cerere le poppe – Non ho posto in oblio, quest’onde intatte -Han non so che di quel divin latte”

Piazza Pretoria Notte

Siamo nel centro storico di Palermo, in piazza Pretoria, conosciuta ed ammirata per l’omonima splendida “Fontana Pretoria”, che domina con le sue statue, i suoi preziosi marmi e i suoi zampilli d’acqua la piazza intera.
La curiosità principale di questo monumento è che i palermitani, gia all’epoca della costruzione della fontana, hanno voluto ribattezzare la fontana (e conseguentemente anche la piazza) chiamandola “Fontana della Vergogna”!

E sono tante, infatti, le “vergogne” racchiuse nei miti e nelle statue della Fontana..
A partire dalla sp
iegazione del reale significato di “statue della vergogna”, non certo dovuta alla sola nudità dei corpi, come pensano generalmente i palermitani e come spiegano erroneamente i vari siti internet sul tema.
La vergognà più profonda era dettata, invece, dall’ingente cifra corrisposta per l’acquisto della fontana, ventimila scudi (ottomila onze), profondamente confliggente con il momento storico di miseria, epidemie e carestia e che faceva urlare il popolo contro il Senato palermitano al grido di “Vergogna Vergogna”!

La “vergognosa” nudità delle statue ha comunque fomentato altri miti fra cui quello che narra che furono addirittura delle suore di clausura del vicino convento a procurare danneggiamenti alle statue privandole degli organi genitali considerati sconvenienti.

Piazza Pretoria Notte

La Regina Giovanna d’Angiò… Stanca si, ma sazia mai.
Tra i vari racconti “vergognosi” tramandati dai palermitani, ce anche quello, decisamente curioso, che racconta la storia della Regina Giovanna d’Angiò, mangiatrice d’uomini e alla fine… del cavallo.
La statua della fontana raffigurante una donna abbandonata voluttuosamente adiacente ad un cavallo ha alimentato per secoli la leggenda della dissolutezza della Regina, e il fatto che “Cavalli” fosse anche il nome di un famoso architetto di corte, ha contribuito a fomentare la fantasia denigratoria del popolino generando storie estremamente fantasiose come questa.

Ecco il racconto in dialetto Siciliano e in Italiano:

Stanca si. ma sazia mai.
Caru cumpari Vanni, voli riri lu titulu ri sta storia, ca’ si rici quannu nun si prova suddisfazioni ‘nti na certa cosa.
Pirchì chisti furunu l’urtimi paroli ritti ra Rigina Giuanna d’Angiò ro Regnu re rui Sicilii.Giuanna pigghiata ri na vuluntà senza fini ri lussuria, doppu ca’ avia pruvatu cintnara e cintinara ri sudditi picciotti si misi ‘ntesta ri pruvari ‘ncavaddu ri munta o stadduni.orgogliu e vantu re riali scudirii ro Regnu.
Però caru cumpari ra frasi: stanca si ma sazia mai, ni fa capiri ca dopu l’espirienza bistiali pruvata co’ cavaddu nun ci resi suddisfazioni. Ata sapiri ca’ lu rapportu ippo-riali è ‘mmurtalatu ‘nti la fantasiusa funtana ri Ciazza Pritoria ri Palermu.
‘Nto menzu ri diversi fiuri si viri a Rigina Giuvanna co’ cavaddu ca lassunu chi pinzari. Eccu, picchi ‘a li fimmini ri na certa qualità, quannu si ni mangiassunu ri ommini! I ciamunu e ci ricunu:chissa assimigghis s Rigins Giuanna.
Cumpari menumali ca’ li nosci fimmini nun ci’assimigghianu, se nò aniautri comu n’avissa finutu!?
Stanca si, ma sazia mai.
Caro compare Giovanni, vuol dire il titolo di questa storia, che si dice quando non si prova sodisfazione in una certa cosa.
Perché queste furono le ultime parole dette dalla Regina Giovanna d’Angiò del Regno delle due Sicilie. Giovanna presa da una frenetica lussuria, dopo aver provato una falange di giovani sudditi le venne l’idea di provare uno stallone, orgoglio e vanto delle reali scuderie del Regno.
Però caro compare della frase: stanca si ma sazia mai, ci fa capire che dopo l’amplesso bestiale provato con il cavallo non gli diede soddisfazione. Dovete sapere che l’amplesso ippo-regale è immortalato nella fantastica fontana di Piazza Pretoria a Palermo.
Nel mezzo di diverse figure si vede la Regina Giovanna con il cavallo che lasciano da pensare. Ecco, perchè alle donne di una certa risma,quando si divorerebbero nell’amplesso molti uomini. Li chiamano e gli dicono: quella rassomiglia alla Regina Giovanna.
Compare meno male che le nostre donne non gli assomigliano, altrimenti a noi chissà come ci finisce!?

ECCO LE FOTO, scattate in un paio di serate prima di Natale…

FONTE TESTI:
I Luoghi della Sorgente – Dialettando.com 

“Se de la Balia Cerere le poppe – Non ho posto in oblio, quest’onde intatte -Han non so che di quel divin latte”

Piazza Pretoria Notte

Arrivare a “Piazza Pretoria”:
La piazza si trova a Palermo in pieno centro storico sul limite del quartiere della Kalsa, in prossimità dell’angolo del Cassaro con via Maqueda, a pochi metri dai Quattro Canti…

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Una giro al Mercato di Ballarò

…tutto un pullulare di colori, profumi e grida… alimentari, profumi, stoffe, pesce, cibi da strada! E poi tanta “robba” bollita: patate, domestiche, carduni, pollanche…

Il mercato di Ballarò, nel centro di Palermo, si estende da Piazza “Casa Professa” ai bastioni di corso Tukory, verso Porta Sant’Agata.
Il mercato è famoso per la vendita delle primizie che provengono dalle campagne del palermitano, ed è, inoltre, il più antico tra i mercati della città, frequentato giornalmente da centinaia di persone.

Durante il giro turistico quotidiano, tutto intorno è un pullulare di colori, profumi e grida. Queste ultime, cantilene dal sapore orientale le cui parole sono decifrabili solo da veri esperti del dialetto, reclamizzano folkloristicamente i prodotti in vendita nelle bancarelle del mercato.
I venditori, infatti, “abbanniano”, ovvero creano quella musica capace di penetrare con assordante cantilena in dialetto palermitano, dentro i padiglioni auricolari dei passanti, invitando ad acquistare la loro merce o cantano canzoncine con il pretesto di schernire il proprietario della bancarella accanto.

Sui banchetti del mercato c’è di tutto: dagli alimentari, ai profumi, alle stoffe, alle scarpe, al pesce: principale polo di attrazione restano i grossi pentoloni di rame “quarara” da dove scaturisce del fumo invitante, sono “robba” bollita: patate, “domestiche” (i carciofi), cipolle, “carduni” (cardi), “pollanche” (pannocchie), peperoni e fagiolini che solo a Palermo i nostri fruttivendoli sanno preparare….

La frutta è scenicamente la “prima donna” esposta in bella mostra in grandi e piccole “Cascitedde” (cassettine) inclinate per poterne apprezzare la maturazione ed i colori accesi. Meno presenti invece i “Carnizzeri” (carnezzerie) e i “Pisciaiuola” (pescherie), presenti invece in un altro importante mercato, quello del Capo.

Il Cibo di Strada:
Immergendomi nel cuore del mercato, notai una piccola osteria. Incuriosita da un grande cesto coperto da uno straccio a quadri bianchi e blu mi avvicinai.
Si trattava infatti degli irriducibili “aficionados” del cibo di strada, che tengono in caldo i grassi di maiale, la cosiddetta frittola, che, insieme al musso e alla quarume, fanno parte dell’arte culinaria del “cibo da strada” a Palermo.

Orignine del Nome:
Il mercato viene così chiamato da “Bahlara”, villaggio presso Monreale da dove provenivano i mercanti che lo frequentavano.
Un’altra affascinante versione, data dal Gabrieli, dice invece che la parola “Ballarò” verrebbe da “Ap-Vallaraja” (titolo dei sovrani della regione indiana del Sind), perchè vi si vendevano le spezie provenienti dal Deccan, che erano più costose delle altre.”!

Miti e leggende:
Al mercato c’è una vasta scelta ittica: si va dal re dei pesci, il pescespada, all’umile sarda, il pesce dei poveri. E’ proprio da qui che nasce il detto “liccarisi a sarda”, che si riferisce proprio a chi ha ristrettezze nello spendere.
Una leggenda legata al mercato, parla anche dell’invenzione della Pasta con le Sarde: quando arrivarono in Sicilia, nel nono secolo, avrebbero raccolto il finocchietto selvatico sulle colline della conca d’oro e l’avrebbero subito unito alle sarde appena pescate che avevano trovato nel porto di Mazara…

Il Mercato Oggi…
Al contrario degli altri mercati è il meno transitato dai turisti, ma la zona, è oggi uno dei centri della movida notturna palermitana, insieme al mercato della Vucciria.
Sono tantissimi infatti i giovani che per un semplice aperitivo o per una cena lungo le strade, riempiono i tavoli di legno, lungo i molteplici locali intorno al mercato. Accompagnati dalla centenaria birra Forst siciliana e noccioline, le serate trascorrono in modo semplice, la musica ed i generi vari non mancano.
Una delle piú gettonate ultimamente sembra essere il reggae!
Il mercato è da diversi anni ormai letteralmente invaso, così come le zone limitrofe, da stranieri provenienti dal Sudan e da altre parti dell’Africa.
La presenza di questi stranieri, sommata all’alcol venduto a prezzi stracciati e alla presenza di “Palermitani poco raccomandabili”, gioca brutti scherzi alle generazioni d’oggi. E la spensieratezza e il brivido della sbronza, sfociano spesso in risse che non creano non pochi problemi ai gestori dei locali.

Raggiungere il Mercato:
Al mercato si arriva da diverse arterie importanti del centro storico di Palermo:

  • Da corso Vittorio Emanuele addentrandosi nelle viuzze di fronte alla Cattedrale.
  • Da via Maqueda, andando verso la stazione centrale e risalendo le tante stradine sulla destra.
  • Da Corso Tukori, punta estrema del  mercato.
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“Tempu di Scintilli”, il Mare in tempesta a Giardini Naxos

Haiu vistu la terra ca s’adduma…
Era lu mari cu la so acqua n’frantuma.
E supra le pietre nivuri vitti cariri li schizzi,
ca l’occhi brillanu tanti su i biddizzi.
GUARDA IL VIDEO QUI SOTTO, oppure GUARDALO SU FACEBOOK:

TEMPU DI SCINTILLI
L’idea di questo piccolo video è nata dall’incredibile somiglianza degli schizzi delle onde che si infrangono sugli scogli con gli “schizzi” della lava dell’Etna durante le sue spettacolari eruzioni!
Ed è anche per questo che ho deciso di riprendere le “esplosioni” salate sulla nerissima scogliera lavica di Giardini Naxos, proprio accanto alla statua della Nike e durante un violento nubrifagio di fine estate…

I TESTI
Il video è accompagnato dai testi della cara Fabiola Spitaleri, autrice anche di altri testi sulle pagine di questo sito! Fabiola ha anche suggerito lo splendido titolo da dare al video!

Buona Visione, spero che il video vi piaccia!!!

Il mal tempo sotto la Nike a Giardini Naxos


Il mare trasparente di Mondello… <3

Il Mare e la Spiaggia di Mondello

Nel frastuono di una cittá distratta dal caos, sento arrivare il richiamo…

Percepisco il tuo suono tra mille, quello che picchietta lentamente nel cuore unito al rumore dei miei passi armoniosi che toccan la fredda sabbia di Gennaio, che m’indica la via fino alla battigia compatta, sulla quale ho voglia di eclissarmi.

Lei… che ringrazia i colori del cielo dell’alba, se a padroneggiare è l’inestimabile bellezza dell’oro che s’infrange sulle acque che morbide arrivano, bagnando la riva.

E su quelle lunghe distese di piccole dune sabbiose che cedono all”effetto dei colori cobalto, rosa e blù, che alzo lo sguardo e resto in silenzio.
Ascolto solo ciò che mi concedi di sentire, ed ascolto me stessa come se fosse la prima volta.
Mi annullo alla maestosità di un immenso di cui solo i miei occhi posson godere e non le mie mani. Completa, pur non capendo ciò che il dolce suono delle tue onde vuole dire, sollevata nel respirare aria nuova, la pace dei miei sensi che mi portano da te, ogni volta che il resto non conta, ogni volta che il resto non vale quanto te!

Il Mare e la Spiaggia di Mondello

Poi il mare… il lungo litorale che seguo adesso con lo sguardo, mi porta verso un piccolo molo di pietra e dall’altra parte, in lontananza, scorgo il piccolo paesino tra le casette minuscole irruenti vicino al porticello, dove i pescatori giocano a carte uccidendo il tempo.

Io ti guardo… non ti vedo; Io ti custodisco… non ti eludo.

Poco per volta, passo dopo passo, lascio e guardo affievolirsi, sulla sabbia, le impronte dei miei piedi freddi.
Non vi è caos ma solo energia, l’elemento acqua che si unisce all’elemento vita, la mia.

Più procedo in avanti, più sento il bisogno di non fermarmi per raggiungere il mio vero equilibrio, perchè non c’è niente di più bello del modo in cui tutte le volte tento di scappare dalle tue acque fredde e limpide, che arrivan decise sui miei piedi, ed alla fine invece, mi lascio baciare da te in un’anomala calda mattina d’inverno!

Tu mare… non sei che il complice del mio egoismo, seduci la mia mente, la mia confusa irrequietezza, accarezzi ogni pensiero, mi accogli nella profondità del tuo mondo, e con me fai l’amore, quando immergendomi, mi abbandono chiudendo gli occhi e scivolo lontano.

Nuda come la sabbia nel vento, immensa come il blu del tuo colore, la mia anima si riempie, piano, del tuo splendore!

[ Fabiola ]

Il Mare e la Spiaggia di Mondello

Mondello è una frazione e meravigliosa località turistica di Palermo, racchiusa da Monte Pellegrino e Monte Gallo. Distaccata dalla città dal Parco della Favorita, è raggiungibile per mezzo dei tanti viali reali alberati o tramite collegamenti secondari.

La zona è rinomata per la spiaggia, che rappresenta uno dei lidi più ambiti della Sicilia, per le sue numerose ville in stile Liberty, note come migliore espressione dell’Art Nouveau in Italia, e per i siti di interesse storico.

Etna vista da Mondello

LO SAPEVATE CHE DA MONDELLO SI VEDE L’ETNA???

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Arrivare a “Mondello”:
Dal centro di Palermo è possibile raggiungere Mondello tramite la strada che attraversa la “Favorita“, stupendo parco, creato nel 1799 da Ferdinando III di Borbone, adibito a coltivazioni di agrumi, olivi, frassini, noci e sommacco, e a riserva di caccia.

Altrimenti si può imboccare l’Autostrada A29 Palermo-Mazzara del Vallo e prendere l’uscita per Sferracavallo!

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Grotta del Giorno (o dell’Amore), Taormina

“…voi Ninfe ritiratevi nelle vostre profonde caverne, un vecchio fortunato sotto l’onde vi spetta: andate a rivederlo, ed a brillare alla sua corte…”

Grotta del Giorno, o anche Grotta dell’Amore, a Taormina sul mare. Difficile descrivere la bellezza e l’unicità di questa meravigliosa grotta…

Guardando da Giardini Naxos si vede chiaramente come un enorme “buco nero” sul versante sud del promontorio di Capo Taormina.
Si può visitare in barca dal mare, magari accompagnato da uno dei tanti “barconi” turistici, ma è una visita solo a metà che farete, quasi fittizia.
Quello che è quasi impossibile fare è, infatti, entrare ed ammirare lo spettacolare colpo d’occhio, con il golfo di Giardini Naxos e l’Etna sempre fumante in fondo, che si ha da dentro la grotta.

E’ difficile perchè la grotta non è sul mare (o in mare) come la vicinissima Grotta Azzurra di Taormina, ma è separata dall’acqua da un piccolo dislivello di un metro e mezzo circa che si può affrontare solo arrivando al di sotto di esso a nuoto e poi scalando la piccola parete!
Riuscendo, però, a terminare la piccola scalata dello scoglio, sopratutto se poco prima del tramonto, lo spettacolo che avrete davanti ai vostri occhi sarà incredibilmente emozionante…
Se invece non potete farlo… fa niente, ci sono le mie foto!!!

Grotta del Giorno, Taormina


Di seguito alcuni paragrafi “storici” tratti da alcuni antichi volumi trovati in rete che descrivono e parlano della grotta in questione:

“Ricominciando a caminare sul lito, si vede la Chiesetta della Madonna di Porto Salvo con alcuni Magazzini, e dipoi la vasta Spelonca, appellata Grotta del Giorno, non bagnata dal mare, e capace di cento, e più Persone…”

La Sicilia in Prospettiva“, Parte II – 1709

“Presso il mare è un’altra denominata Grotta del Giorno, donde non lungi sono copiose tracce dei tubi dell’acque dotto. Oltre ad innumerevoli monete greche e romane, ampolle, lampadi ed altri arnesi fittili, che più o meno interessanti si ricavano in ogni escavazione, scoverse il parroco Castorina quattro lapidi di marmo bianco con greche iscrizioni, alludenti al regime civile dei Ieromnemoni, dei Questori e dei Prefetti dell’annona.”

Dizionario Topografico della Sicilia“, Vol 2
Vito Amico, 1856

“Al di sotto delle rupi, che sostenevano i famosi aquedotti v’erano de boschi, e degli antri, per le di cui vie di notte tempo scorrevano certe larve, e certi spettri, che la mente e l’immaginazione de’ mortali funestavano, quali per l’ignoranza, e pel timore, non sapendo la gente conoscere la causa produttrice di questi fenomeni, era nell’illusione di credere ch’esistessero, e che al farsi del giorno nascondevansi dentro le spelonche, o s’immergevano dentro i laghi, o ne’ fiumi per non comparire più.
I superstiziosi Tauromeni denominavano questi fantasmi, Ninfe Melie, e di sovente invitavansi, perchè di soccorso fossero alle loro follie.
A questo alludono i tre versi di Omero rapportali da Pausania , nei quali si dice  <<E voi Ninfe ritiratevi nelle vostre profonde caverne, un vecchio fortunato sotto l’onde vi spetta: andate a rivederlo, ed a brillare alla sua corte>>. Questi fantasmi gli antichi Tauromeni adoravano in una valle, detta valle della Melia, nome che tuttora conserva per essere quivi eretto un di loro tempio. Nonio rapporta i sacrici, che si esponevano, i libami, e le espiazioni.
Del pari della Melia rendevasi il culto ad altre larve notturne nel tempio delle Ninfe Lemures innalzato ne’ limiti delli stessi bagni. Alle sponde del mare, ed alle bassure della grotta di S. Leo altra grotta esiste sotto nome di Grotta del giorno, che riputavasi abitacolo nelle Ninfe Marine dette Nereidi figlie di Peleo, e Teti.”

Giornale di Scienze Lettere e Arti per la Sicilia“, Vol 69
Barone V. Mortillaro, 1840

Arrivare alla Grotta:
Come già detto si và in barca. O in canoa, o in sup, o a nuoto…
Si parte dal porto di Giardini Naxos, o dall’Isola Bella o dalla vicinissima spiaggia subito sotto alla Stazione Ferroviaria di Taormina.

La grotta si ammira dal mare o, se si è abbastanza temerari, si raggiunge a nuoto per scalare la parete rocciosa a filo sul mare e accedere all’interno della grotta.

ATTENZIONE:
Attualmente tutto il costone roccioso in questione, grotta compresa, ha il divieto di avvicinamento dal mare per pericolo caduta massi.

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Sicilia Immagini - Capo Taormina dall'Alto


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