[ms_row] [ms_column style=”1/2″ align=”left” class=”” id=””]”Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano

indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.

Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
[/ms_column] [ms_column style=”1/2″ align=”left” class=”” id=””]del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento

del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso

e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde

tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.”
[/ms_column] [/ms_row]
E. Montale, “Antico, sono ubriacato dalla voce”
Ossi di seppia (Mediterraneo), 1924
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Dedicato al mio mare, ai vecchi amici, alle rocce nere…

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