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martedì, Dicembre 1, 2020
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Mondello, i Tesori Invisibili: uno splendido libro fotografico…

Fabio Corselli - Libro fotografico: I Tesori Invisibili di Mondello
Il libro di Fabio Corselli che ci guida in un incredibile tour fotografico della "tropicale" spiaggia palermitana di Mondello fra granelli di sabbia e splendidi fondali, alla scoperta di "capolavori di ineguagliabile bellezza" con un piccolo pensiero dedicato alla gente meno fortunata...

ACQUISTA “I TESORI INVISIBILI DI MONDELLO”
A Palermo presso la “Libreria del Mare”
Oppure ONLINE su questi book-store:
YOUCANPRINTIBS, MONDADORI STORE, UNILIBRO

“Mondello, bianchissima spiaggia siciliana, simbolo da sempre di Palermo e dei Palermitani, caratterizzata da acque trasparentissime con incredibili sfumature tropicali, immancabile ritrovo estivo per i bagnanti e luogo d’eccellenza per rilassanti passeggiate invernali in riva al mare…
Su questa sfavillante rarissima spiaggia siciliana, riuscendo a guardare oltre l’ammaliante vastità del panorama e la tropicale lucentezza del mare, si può immaginare di rimpicciolirsi, un po’ come fossimo Alice nel paese delle meraviglie, fino a poterci muovere fra i minuscoli granelli di sabbia ed esplorare questo nuovissimo inimmaginabile mondo alla scoperta di “capolavori di ineguagliabile bellezza finalmente svelati all’occhio, inconsapevole da sempre di tanta straordinaria ricchezza…”.

Il libro: la spiagga e il mare di Mondello come non li avete mai visti

I tesori invisibili di Mondello, viaggio per immagini fra granelli di sabbia e splendidi fondali” ci racconta un incredibile viaggio fotografico sulla spiaggia siciliana di Mondello che ci porta dapprima a passeggiare fra i microscopici granelli di sabbia, custodi di inimmaginabili invisibili tesori, e poi a largo, a esplorare gli splendidi fondali marini con le tante creature che vi abitano, passando attraverso gli sfavillanti giochi di luci e colori del tropicalissimo mare palermitano.
Un cammino per immagini, raccontato e descritto da un timido testo d’accompagnamento, che ci presenta la più bella spiaggia di Palermo attraverso nuovissime inesplorate prospettive, e che riesce a farci “sentire” l’anima più profonda di questo sistema naturalistico incredibilmente complesso e delicato da custodire con estremo rispetto ed attenzione.

Ecco in anteprima alcune pagine del libro!!

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Dove e come comprare il libro

A PALERMO:
Potete acquistare il libro presso la LIBRERIA DEL MARE (LINK), alla Cala (Via Cala, 50, Palermo. Tel. 0916116829).

ON LINE:
Il libro è disponibile su questi Store Digitali: YOUCANPRINTIBS, MONDADORI STORE, UNILIBRO… oppure CERCA SU GOOGLE!

E’ altresì in catalogo ed ordinabile presso le migliori librerie della tua città (Mondarori, Feltrinelli, ecc ecc..)


L’autore del libro

…C’era un Ragazzo che guardava oltre il visibile e catturava, in splendide immagini, tutto il mondo dell’Invisibile per mostrarlo a chi, tenendo gli occhi poco aperti, non guardava al di là del proprio naso! (Marina)

Fabio è un giovane -ormai quasi vecchio- Palermitano con una grande passione per la Fotografia e il mondo delle Immagini digitali più in generale…
Non è un professionista e non è specializzato in qualche genere particolare, ma preferisce spaziare un pò attraverso ogni genere fotografico concentrandosi, di volta in volta, su qualche particolare progetto come questo su Mondello…
I suoi più bei lavori sono visibili su questo suo blog fotografico Sicilia Immagini, sul suo sito personale www.fabiocorselli.it e su Instagram


Informazioni Editoriali

Volume cm 22×22 | 72 pagine | ISBN 9788827804452 
Fotografie e Testi di Fabio Corselli | www.siciliaimmagini.it | www.fabiocorselli.it
Haisan a cura di Fabrizio Corselli | www.ilcantodellaspada.com
©Tutti di diritti riservati all’Autore, compreso il diritto di traduzione, di adattamento e di produzione, totale o parziale, in qualsiasi forma e per qualsiasi scopo.
Dicembre 2017


Un piccolo Pensiero per i più bisognosi

LOGO AGISCI PALERMOAcquistando una copia del libro farete uno splendido regalo a voi stessi (o ai vostri amici) e donerete un piccolo aiuto a chi è meno fortunato di voi.
L’autore, infatti, donerà tutti i proventi derivati della vendita di questa edizione “Youprint” del libro alla AGISCIPALERMO ONLUS, una associazione che opera nel territorio palermitano (e non solo) fatta da cittadini accomunati da valori ed idee che sentono la necessità e il dovere di Agire per rinnovare e migliorare l’odierna condizione sociale.
La Agisci mette in atto i suoi profondi propositi con diversi importanti iniziative di volontariato fra le quali il Poliambulatorio per immigrati irregolari “Ippocrate” a Ballarò, il doposcuola gratuito a Boccadifalco e la Missione Internazionale ITANZANLIA.
Per ulteriori info, e per contribuire ulteriormente al loro operato, visitate il loro sito www.agiscipalermo.it o la pagina Facebook!

Arco Azzurro a Mongerbino… un mondo di Baci!

Arco Azzurro, un Mondo di Baci
Arco Azzurro, un Mondo di Baci
I Baci – lo sapevi? – sono parole!

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Esordiva con queste parole, nel 1974, uno dei primissimi spot pubblicitari dei mitici Baci Perugina che vedeva due innamorati prendersi la mano in posa su un meraviglioso arco roccioso sospeso a picco sul mare.
Dopo quella pubblicità, il famosissimo arco roccioso prese il nome di Arco dei Baci (o Arco degli Innamorati) diventando, a poco a poco, un importantissimo monumento naturalistico Siciliano.
Oggi l’Arco Azzurro è ancora lì, sospeso a metà fra il profondissimo blu del mar Mediterraneo e l’intensissimo azzurro del cielo, a creare questa suggestiva finestra naturalistica piena di emozioni e sensazioni!
Situato nel promontorio di Capo Mongerbino a pochi chilometri da Aspra, lo si può ammirare da terra o arrivando dal mare con una imbarcazione ma, comunque lo si guardi, si rimane sempre esterrefatti nell’ammirare questa imponente ed originalissima scultura nata dall’impetuoso e secolare lavoro di Madre Natura.

Ecco la galleria fotografica, con anche l’immagine della lontanissima pubblicità dei Baci Perugina e, subito dopo, un pò di storia e di geologia relativi al sito geologico dell’Arco e il video dello Spot dei Baci…

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Un pò di Storia…
L’Arco è divenuto, negli ultimi anni, uno degli scorci naturalistici più belli ed emozionanti della costa palermitana.
La sua fama e il suo fascino cominciano a crescere negli anni 30 e 40 con delle apparizioni su cartoline.
Negli anni 50 e 60, tutto il promontorio diventa zona turistica e comincia la costruzione, spesso incontrollata, di ville e villini tutto attorno al geosito.
Negli anni 80 l’edilizia incontrastata raggiunge il suo culmine quando un boss mafioso costruisce la sua villa eco-mostruosa proprio a ridosso dell’arco, impedendone così sia la vista che l’accesso.
Dopo anni di noncuranza e strafottenza, si arriva alla confisca del bene alla mafia e poi, nel 2007, il Comune di Bagheria riesce a riottenere la proprietà del sito e a trovare i fondi per abbattere l’ecomostro mafioso, ripulire, bonificare, e mettere in sicurezza il sito intero.
Solo nel 2017 si è potuto parzialmente aprire il sito al pubblico, dandolo in gestione ad una associazione che ne gestisce visite e manutenzione.

Geologia e formazione
Quasi tutta la costa di Capo Mongerbino è interessata da grotte con due distinte genesi, tettonica e marina. Le grotte di origine marina devono la loro origine alla lenta azione di erosione del mare, facilitata dalla presenza di linee di debolezza strutturale e dall’azione di dissoluzione delle acque meteoriche di infiltrazione.
L’Arco è una struttura rocciosa caratteristica, ma non unica nella zona, che si trova a nord dello sperone roccioso di Capo Mongerbino che chiude il golfo di Palermo a sud est.
Al crollo della volta di una grotta marina di probabile origine tettonica si deve la genesi dell’Arco Azzurro; che rappresenta ciò che resta di un ambiente con andamento prevalente N-S, oggi quasi interamente crollato, ma che continua il suo sviluppo nel sottosuolo a circa 8 m s.l.m. in fondo alla piccola insenatura.
La sponda est presenta le maggiori evidenze della preesistenza di una struttura; la porzione sommitale infatti risulta costituita da un accumulo caotico di blocchi ciclopici, costituiti sia dai medesimi calcari scuri che costituiscono la falesia, sia da brecce a cemento nerastro che sulla sponda opposta si presentano in posto e stratificate. E’ stato inoltre riscontrato un accumulo di depositi di grotta, di chiara origine continentale, nella rientranza del “fiordo” ad una quota di circa 8 m s.l.m.
La successione stratigrafica presente appartiene al paleodominio Panormide, datata Trias-Lias, suddivisa in tre litotipi principali caratterizzati da una sedimentazione tipica di Piattaforma Carbonatica, appartenenti alla Formazione Fanusi che comprendono (dal basso verso l’alto):
• calcari scuri micritici microcristallini,
• calcari dolomitici chiari a macule rosate,
brecce calcaree a clasti centimetrico-decimetrici.
I suddetti litotipi sono interessati da ricristallizzazioni diffuse, con presenza di paleo-suoli, filoni carsici e tettonici e brecce ed areniti di origine costiera (beach-rock)

Il Video dei Baci Perugina del 1974:

Sui tetti della Cattedrale di Palermo

SI - Tetti Catedrale Palermo
SI - Tetti Catedrale Palermo

La cattedrale metropolitana della Santa Vergine Maria Assunta in Cielo è il principale luogo di culto cattolico della città di Palermo e sede vescovile dell’omonima arcidiocesi metropolitana.
Viene indicata semplicemente come cattedrale di Palermo o localmente in siciliano a “cattridali ri Palermu“.
Il monumento rientra tra quelli proposti all’Unesco nell’ambito dell’Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale come Patrimonio dell’Umanità.

Descrivere qui la storia e tutto quel che riguarda la cattedrale sarebbe impossibile…
Vi invito quindi a visitare il sito ufficiale della cattedrale dove troverete anche tutte le informazioni riguardo alle visite, o a leggere qualcosina sulla pagina di Wikipedia…
L’esperienza migliore e più profonda la si fa, ovviamente visitando la Cattedrale accompagnati da guide turistiche specializzate come quelle di “Sicily Emotional Tour

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Arrivare alla Cattedrale
:
La Cattedrale si trova lungo il “Cassaro” (Corso Vittorio Emanuele), la più antica strada di Palermo, in pieno centro storico.
Il modo migliore per raggiungerla è fare una bella passeggiata per il Centro Storico di Palermo, visitando così anche tante testimonianze di storia e tradizioni popolari e altri splendidi tesori d’arte.


Visite guidate con “Sicily Emotional Tour”:
Sito, Facebook, Tel: 3276678054
Email: info@sicilyemotionaltour.com

 

Gole di Tiberio, magia e leggende sulle Madonie

SI - Gole Tiberio - Copertina
SI - Gole Tiberio - Copertina
“Emozionanti suggestioni tra leggende e miti, di tesori nascosti e misteriosi guardiani.
Di incredibili e magiche esperienze sensoriali fatte di rigeneranti bagni nelle fresche acque e di stupefacenti giochi di luce creati sulle altissime pareti…”

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Incastonate nel fondo di una valle boscosa e silenziosa, le Gole di Tiberio sono uno degli angoli nascosti più belli del “Parco delle Madonie”, in un’area dalla pregiata biodiversità dove uliveti, agrumeti e frassineti da manna si abbracciano incorniciando di splendide sensazioni tutta la valle.

Le Gole, oggi sito Geopark con il supporto dell’Unesco, sono formate dal millenario scavare del Fiume Pollina in corrispondenza di rocce carbonatiche Mesozoiche, e prendono il loro nome dalla borgata di “Tiberio”, un antico casale nel comune di San Mauro Castelverde, feudo dalle antiche e nobili origini.

Il contesto naturale è eccezionale: non c’è traccia dell’uomo in questa valle e tutto quanto, anche le Case Marcatagliastro arroccate su un’altura, sembrano essere inghiottite dalla lussureggiante vegetazione, qui composta da essenze tipiche della macchia mediterranea come il Leccio, l’Olivastro, il Lentisco, l’Euforbia, il Mirto, l’Origano, il Salice, i Pioppi, le Tamerici, i Giunchi.
Il letto del Fiume è invece costellato da Oleandri e canneti ed è dominato dagli altissimi blocchi di calcare biancastri lisciviati dal passaggio del Fiume e alti anche fino a 30 metri.
In acqua si notano tantissime anguille, “pulci” di mare, rare specie anfibie e anche granchi d’acqua dolce!

Lungo le altissime pareti è possibile ammirare particolarissime morfologie legate all’azione fluviale e al carsismo, rinvenire fossili del Giura-Cretaceo (gasteropodi, ammoniti), nidi di varie specie di uccelli nelle piccole insenature (spesso con le uova) e, alzando gli occhi al cielo, non è raro riuscire a vedere l’Aquila Reale, che ha in queste zone il suo habitat ideale.

Tutto questo percorrendo le gole, lunghe circa 300 metri, a bordo di piccoli gommoni a remi (o anche a piedi e nuoto nelle stagioni più calde), fino ad uscire a valle, dove è possibile Gole di Tiberio - Madonietrovare un laghetto e, poco più giù, anche una “Area Nudista”, opera d’arte dell’americano Rob Pruitt del 25 maggio 2007.
La zona nudista sorge in un’area delimitata e “ammucciata”, sulla destra del fiume, che per la sua conformazione naturalistica è chiamata “U mirichietru”.

La passeggiata continua per qualche altro centinaio di metri fuori dalle Gole, camminando nel letto del fiume o sulle sue rive, superando piccole spiaggette, freschi laghetti per giungere infine alle Piccole Gole, ove è possibile fare un bel bagno rigenerativo, immersi in una suggestiva oasi naturale.

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Miti e Leggende

Diversi miti raccontano di questo magico luogo.

  • In primis il nomignolo più famoso, “U Miricu”, datogli per via di una leggenda legata alla capacità di questo punto di inghiottire tutto quello che si trova nel letto del fiume e trasportarlo fino a mare.
  • C’è poi il mito de “U Mostru”, fantomatico guardiano protettore delle Gole e del fiume!
  • Gli anziani locali, invece, raccontano della presenza di una misteriosa grotta, nascosta fra le Gole, in cui è conservato il tesoro dei Briganti Maurini.
    I Briganti utilizzavano le grotte come nascondiglio per conservare al sicuro i loro bottini. Il percorso verso le grotte era conosciuto solo da pochi malandrini, e per tenerlo segreto, quando venivano ospitate altre persone esse venivano bendate.
    La caverna, distribuita su tre piani, era conosciuta da tutta la popolazione locale, ma nessuno mai ebbe il coraggio di avvicinarsi perché, così vuole la tradizione, la grotta era sottoposta alla maledizione della Truatura”: un incantesimo mortale voluto da chi nascose i soldi e che colpisce chi se ne impossessa. Per poter sciogliere il sortilegio bisogna sacrificare una vita umana e fare scorrere il suo sangue sul luogo che custodisce il tesoro…

Geologia
Si tratta di gole fluvio-carsiche impostate su rocce calcaree ed incise dal Fiume Pollina. Il progressivo approfondimento del fiume ha localmente determinato, in una prima fase, lo smantellamento delle preesistenti coperture argillose del Flysch Numidico e, successivamente, l’incisione delle più resistenti rocce carbonatiche sottostanti.
Le gole, oltre ad essere di indubbio interesse paesaggistico, rappresentano un esempio didattico di valle fluvio-carsica .

Per Informazioni su Trekking e Traversate delle Gole di Tiberio vi invito a contattare gli amici dell’Associazione “Madonie Outdoor”: sito e Facebook!

Le Gole di Tiberio sono formate dal fiume Pollina (a 80 metri slm) tra i comuni di San Mauro Castelverde e Castelbuono, nel Parco delle Madonie.

Il Sentiero:
Parcheggiata l’auto è possibile scendere fino al greto del fiume tramite una lunga scalinata (400 gradini circa), costeggiata da un boschetto di querce, che ci porta proprio a monte delle Gole, a 50 metri circa dall’accesso alle stesse.

E’ possibile altresì accedere in auto ad un parcheggio privato (a pagamento), che ci lascia molto più vicini al fiume, risparmiandoci la lunga scalinata.
Il resto dell’escursione va fatta in gommone, usufruendo dei servizi e delle guide dell’Associazione “Madonie Outdoor” (sito e Facebook)… oppure a nuoto!!!
Ovviamente periodo consigliato primavera ed estate!

Mappa con Percorsi e Luoghi principali:

Arrivare in Auto:
Per raggiungere la nostra destinazione prendere l’Autostrada A20 Palermo-Messina ed uscire a Castelbuono/Pollina. Proseguire lungo la SS113 direzione Messina. A 2 Km da Finale di Pollina prendere la SP52 per San Mauro Castelverde.
Dopo 8 km, bivio Borrello, prendere la SP60 per Gangi e, dopo 1 Km, svoltare a destra su una stradina (prima asfaltata e poi sterrata).
Percorso quasi un chilometro troveremo un parcheggio e il pannello del “Parco delle Madonie” che segna l’accesso alle Gole e alla lunga scalinata.

Download Tracce:

Passeggiata a Punta Barcarello…

SI - Punta barcarello - Copertina

Tramonto su Capo Gallo e Isola delle Femmine

C’è un piccolo promontorio roccioso al confine fra Barcarello (il lungomare di Sferracavallo) e la favolosa riserva di Capo Gallo. E’ la “Punta di Barcarello” (una volta Punta della Vaccarella), una penisola pianeggiante, lunga un centinaio di metri, che si fionda sul mare a formare, ai lati, due affascinanti golfetti naturali dagli splendidi fondali…
Un largo viale in terra battuta percorre la penisola in tutta la sua lunghezza e tantissimi piccoli sentieri si staccano da esso per arrampicarsi lungo gli scogli permettendo l’accesso al mare alle tante piccole golette dove potersi tuffare..

Punta di Barcarello, la Vecchia Barca

Ma la vera attrazione di Punta Barcarello sono tutta una serie di reperti Morfo-Antropologici che rendono l’area un caratteristico originale museo a cielo aperto!
Passeggiando lungo il viale incontriamo diverse opere in miniatura: un mini villaggio di “trulli”, delle rappresentazioni di antiche fontane del vicino paese, la riproduzione di una caratteristica “sfinge egiziana”, un piccolo anfiteatro, e tante altre piccole curiose costruzioni, tutto immerso in una fantastico cornice naturale fatta di piante grasse e cactus e con un continuo “affacciarsi” su incredibili panorami sul mare e sulla vicina riserva di Capo Gallo.
In mezzo al promontorio anche una piccola costruzione, un tempo usata come avamposto di guardia, e oggi convertita in piccola cappella e punto di riferimento di molti fedeli della zona.

La visita “perfetta” andrebbe fatta nel tardo pomeriggio, quando il luogo rimane praticamente deserto e si può godere anche di un fantastico tramonto su “Isola delle Femmine”…

SFERRACAVALLO
Sferracavaddu (in siciliano) è una piccola borgata marinara di Palermo, e fantastica località turistica ai piedi del promontorio di Monte Gallo.
Il lungomare di Barcarello collega il piccolo paesino di pescatori con l’accesso alla splendida Riserva Naturale di Capo Gallo.
Proprio alla fine del lungomare, al termine della strada asfaltata, e pochi metri prima dell’accesso (a piedi) alla riserva, troviamo la “Punta di Barcarello” con i suoi piccoli monumenti e tantissimi accessi al mare.

Curiosità: Secondo alcuni autori l’antica voce di Barcarello, deriverebbe dal termine “vaccarella”, in riferimento ai buoni pascoli ed ai bovini che pascolavano nel promontorio un tempo ricco di macchia.

Punta di Barcarello, il Mare

ARRIVARE A BARCARELLO:
Dal centro di Palermo è possibile raggiungere Sferracavallo e da lì il lungomare di Barcarello, prendendo l’autostrada A29 Palermo-Mazzara del Vallo e prendere la prima uscita per Sferracavallo!
La borgata è raggiungibile anche da Mondello in pochi minuti prendendo la SS113.

Le Rocche dell’Argimusco

Rocche Argimusco - CARTOLINA SICILIA IMMAGINI
“…C’era un blocco di pietra piantato sulla crosta come un meteorite caduto all’improvviso… Avevano dunque ragione gli antichi a dire che era impossibile svelare tutti i misteri dell’Argimoscu e del suo bosco…”

 

Il Viaggio alle Rocche“, (Fabiola Spitaleri)
Quando quelle piccole luci dell’alba, quel preciso mattino, mi portarono alla scoperta di nuove fonti di vita per i miei occhi e per la mia anima, immaginai di aver accanto una sorta di “Narratore Musa” che mi potesse raccontare tutto ciò che superava, allora, i confini oltre la vita terrena.

L'alba dalle Rocche dell'Argimusco

Ci sono luoghi sulla terra, ricchi di fascino e mistero, luoghi, dove il “tempo” perde ogni significato, dove l’atmosfera ed il paesaggio sembrano non cambiare mai per via di un incantesimo magico. Luoghi in cui la terra incontra lo specchio del cielo fino a diventare un tutt’uno con esso…
E’ proprio in quei luoghi che la magia di quel Narratore invisibile ti entra nelle vene, diventando mistica, e ti ritrovi a vivere sensazioni uniche come se il tuo spirito fosse in bilico tra il fato ed il saccente.

E lo sento da lontano quel Narratore mentre, muovendomi in quel silenzio assordante, mi parla sottovoce di perdute incredibili civiltà, di storie di giganti da troppo tempo scomparsi, di antichissimi culti celesti e di magici rituali.
E poi ancora, scavando nell’intimità più lontana di questi luoghi, di surreali allineamenti astronomici, di miti fantastici, e di leggende di dei, demoni, fate ed evanescenti creature cadute dal paradiso
Alla fine, però, sento arrivare un qualcosa che nessuno, escluso l’onnisciente Narratore, aveva pensato potesse arrivare.

Vento, leggero, subito dopo la roccia dormiente, che si piega e si alza, e che mi accarezza, mi “sveglia” e mi riporta alla realtà.
Vento, prima alto attraverso un cielo limpido, e poi ancor più basso come a voler disturbare quel piccolo gregge di pecore all’orizzonte, occupato nella ricerca dei migliori ciuffi d’erba da sgranocchiare.

L'alba dalle Rocche dell'Argimusco

E così, forse, non sento più la voce del narratore ma resto comunque ammaliata dalla magia, stavolta più reale e palpabile di questo luogo… il panorama mozzafiato che comincia da un incredibile mare azzurro con le Isole Eolie lì sospese nel nulla, fino ad arrivare alla vetta dell’Etna con i suoi crateri sempre fumanti, passando attraverso boschi e vette inconfondibili illuminate da un’alba calda ed emozionante fino all’inverosimile!
E il silenzio, quasi etereo, che ci accompagna mentre esploriamo, a una a una, le maestose rupi a caccia delle tante figure in esse intagliate dalla forza del vento o da una fantomatica antichissima mano umana…
Sono qui adesso, ai piedi di questi incredibili megaliti, nel mezzo del misterioso altopiano dell’Argimusco, nel territorio di Montalbano Elicona (Messina).

Rocche dell'Argimusco, strane forme

L’Orante, qui davanti a me, un massiccio di pietra di quasi 30 metri, con un profilo di donna con le mani giunte nell’atto di pregare e poi, più in fondo, la figura di una enorme aquila, con le ali semi spiegate, formata da grosse pietre sovrapposte e posta a guardia di tutta la valle sottostante e lo sguardo rivolto a sud.
E poi ancora, tutto intorno, altre decine di “misteriose” formazioni rocciose, più o meno grandi ed imponenti, anch’esse con forme e profili curiosi e particolari!
Insomma uno scenario vastissimo, e altrettanto raro, ricco di mitologia, magia, incanto, profumi e sensazioni, che spingono il visitatore ha sognare una storia dettata dall’entusiasmo di trovarsi a far parte di una bellezza surreale che t’innalza fino a toccar le stelle, dopo un intero dì, in cui il nostro “Narratore Musa“, ci ha reso partecipi e protagonisti di questo sogno ad occhi aperti.
E a volte la sento ancora la sua voce, vicina al mio orecchio, soffice e saccente, mentre continua a bisbigliarmi le stesse, identiche parole… “Fabiola… sta qui tutto ciò che tanto cercavi…

by Fabiola Spitaleri


Gallerie e Descrizione (Fabio Corselli)

Miti e Leggende
L’altopiano è teatro di tantissime leggende, molte delle quali relative alle origini degli incredibili megaliti e delle loro strane forme.
Dalle storie dei Giganti “Wurm”, antica civiltà di semidei, o forse uomini grandi e robusti dediti alla pastorizia, che modellarono le pietre offertegli dalla natura per farne una dimora sacra agli dei, fino all’ipotetica presenza della mitica tomba di Arge, personificazione della folgore, figlio di Urano e Gea, passando poi per racconti fantastici, ancor più bizzarri ed inquietanti, di presenze sovrannaturali che si manifesterebbero solo in particolari periodi dell’anno: spiriti, folletti, spettri e non morti, che la tradizione popolare elegge custodi di immani tesori, sepolti in quei luoghi o poco distante da lì…

Tra queste la più significativa, relativa all’origine del “Megalite Orante“, è quella di “Marta d’Elicona” che ha inspirato l’omonimo romanzo di Melo Freni:

Rocche dell'Argimusco, l'Orante (Dea Neolitica)<< Si incominciava a cogliere di quella pietra il profilo di una bellezza insolita; il profilo delicato di una donna; ecco il volto con la linea del naso e degli occhi, ecco le mani giunte sul petto; ecco la donna che prega avvolta nella linea semplice di una tunica antica.
La gente di tutta l’Elicona e non solo dell’Elicona, cominciò a giungere lassù dopo che la notizia si era sparsa ed era grande lo stupore, grande la meraviglia, perché nessuno ricordava d’averla mai vista quella pietra sicché era un vero prodigio. Davanti al megalito dell’Orante -come il medico Cardile l’aveva battezzato- il pensiero correva a Marta sparita; quasi la terra l’avesse prima inghiottita e poi restituita in quella forma, e ognuno si segnava, aveva paura ma ne era attratto, se ne stava in silenzio e non si confidava.
Soltanto il medico Cardile al bar del Popolo, nell’ora della discussione, ricordò una storia di miti che parlava di impossibili amori e di pietose divinità che avevano trasformato in fiumi, in fontane, in rocce e in animali, innamorati il cui dolore sulla terra sarebbe stato inguaribile, immenso più della distanza delle stelle. >>


Descrizione e Geologia
L’altopiano dell’Argimusco è posto a circa 1250 metri s.l.m., a sud-est di Montalbano Elicona. Il luogo si caratterizza per la ricchezza di acqua (fonte Lagrimusco), di magnifici boschi (bosco di Malabotta) e per la splendida visuale panoramica.
Sotto il punto di vista strettamente geologico, i massi si dimostrano essere dei conglomerati calcarei, facilmente sottoposti quindi, per la poca durezza della pietra, sia all’erosione degli agenti atmosferici (di cui è certamente innegabile l’azione nel corso dei millenni passati), come anche in teoria al lavoro dell’uomo.


Storia e Curiosità
A parte le tante leggende, l’Argimusco (dal greco “Argimoschion”, altopiano delle grandi propaggini) non è stato ancora sottoposto a studi scientifici seri e comprovati, che spieghino con certezza le origini, la formazione e la “posizione” dei tanti megaliti e delle strane forme in esso presenti.
Le varie teorie attuali, parlano di un’antica area per rituali sacri, di una necropoli sacra d’altura, di un osservatorio astronomico per l’incredibile corrispondenza astronomica della posizione dei megaliti con il cielo… Vi rimandiamo ad altri siti per studi più approfonditi:

Il Sentiero:
L’altopiano dell’Argimusco è percorso da diversi sentieri, molto ben visibili, che girano intorno a tutta l’area e che “tagliano” fra i vari megaliti per poterli esplorare al meglio.
Su alcuni di essi, come ad esempio sulla Rupe dell’Acqua (l’Orante), è possibile arrampicarsi tramite piccoli sentieri e scalinate scavate nella roccia, per godere dello spettacolare panorama a 360 gradi!

Mappa con Percorsi e Luoghi principali:

Arrivare in Auto all’Altopiano:
E’ possibile raggiungere contrada Argimusco seguendo le indicazioni per il Bosco di Malabotta.

  • Da Randazzo (quindi da Catania) è preferibile la strada che passa da S. Domenica di Vittoria, attraversando Polverello e seguendo le indicazioni per Montalbano Elicona.
  • Per chi proviene dalla costa ionica il transito obbligatorio avviene per Mojo Alcantara, Roccella Valdemone, da cui si raggiunge il bivio di Portella Zilla. Dal bivio seguire le indicazioni per Montalbano fino all’ingresso della riserva naturale orientata del Bosco di Malabotta
  • Per chi proviene dalla costa nord, basta seguire l’autostrada A20 Palermo-Messina, uscire allo svincolo di Falcone e seguire le indicazioni per Montalbano Elicona.

Download Tracce:


Il Palazzo della Zisa a Palermo

SI - La Zisa - Copertina
Il nuovo edifizio fu murato in brevissimo tempo con grande spesa e postogli il nome di Al-‘Azîz, che in bocche italiane diventò “la Zisa” e così diciamo fin oggi…

 

Il palazzo della Zisa (dall’arabo al-ʿAzīza, ovvero “la splendida”) sorgeva fuori le mura della città di Palermo, all’interno del parco reale normanno, il Genoardo (dall’arabo Jannat al-arḍ ovvero “giardino” o “paradiso della terra”), che si estendeva con splendidi padiglioni, rigogliosi giardini e bacini d’acqua da Altofonte fino alle mura del palazzo reale.

Un pò di Storia
Si ipotizza essere il 1165 l’anno d’inizio della costruzione della Zisa, sotto il regno di Guglielmo I (detto “Il Malo”), e che l’opera fu portata a termine dal suo successore Guglielmo II (detto “Il Buono”).
Una iscrizione, tutt’oggi conservata nel muretto d’attico del palazzo, tagliata ad intervalli regolari nel tardo medioevo, quando la struttura fu trasformata in fortezza, suggerisce agli studiosi il 1175 come data di completamento dei lavori.
Fino al XVII secolo il palatium non venne sostanzialmente modificato, mentre significativi interventi di restauro si ebbero negli anni 1635-36, quando Giovanni de Sandoval e Platamone acquistò la Zisa, adattandola alle nuove esigenze abitative. In occasione di questi lavori fu aggiunto un altro piano, chiudendo il terrazzo, e si costruì, nell’ala destra del palazzo, secondo la moda dei tempi, un grande scalone, resecando i muri portanti e distruggendo le originarie scale d’accesso.
Successivamente, nel 1806, la Zisa pervenne ai Principi Notarbartolo, rappresentanti della più antica nobiltà siciliana ed eredi della Casa Ducale dei Sandoval de Leon, che ne fecero propria residenza effettuando diverse opere di consolidamento e modifiche strutturali importanti.
Dopo anni d’incuria ed abbandono nel 1971 l’ala destra crollò. Il progetto per la ricostruzione strutturale, il restauro filologico e la fruizione, venne affidato al Prof. Giuseppe Caronia, il quale restituì alla storia uno dei monumenti più belli e suggestivi della civiltà siculo normanna.
Attualmente la Zisa ospita il Museo d’Arte Islamica.

Orignine del Nome:
L’etimologia della Zisa ci viene spiegata da Michele Amari che, nella sua Storia dei musulmani di Sicilia così scriveva: “Guglielmo … rivaleggiando col padre … si mosse a fabbricare tal palagio che fosse più splendido e sontuoso di que’ lasciatigli da Ruggiero. Il nuovo edifizio fu murato in brevissimo tempo con grande spesa e postogli il nome di al-ʿAzîz, che in bocche italiane diventò «la Zisa» e così diciamo fin oggi

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Architettura e Particolari
Il palazzo della Zisa, concepito come dimora estiva dei re, nasce con tutta una serie di espedienti per rendere più confortevole questa struttura durante i mesi più caldi.

Il Palazzo della Zisa

L’edificio è rivolto a nord-est, cioè verso il mare per meglio godere delle brezze più temperate, specialmente notturne, che venivano captate dentro il palazzo attraverso i tre grandi fornici della facciata e la grande finestra belvedere del piano alto. Questi venti, inoltre, venivano inumiditi dal passaggio sopra la grande peschiera antistante il palazzo e la presenza di acqua corrente all’interno della Sala della Fontana dava una grande sensazione di frescura.
Il bacino davanti al fornice d’accesso costituiva una fonte d’umidità al servizio del palazzo e le sue dimensioni erano perfettamente calibrate rispetto a quelle della Zisa. Anche la dislocazione interna degli ambienti era stata condizionata da un sistema abbastanza complesso di circolazione dell’aria che attraverso canne di ventilazione, finestre esterne ed altri posti in riscontro stabilivano un flusso continuo di aria.
La stereometria e la simmetria del palazzo sono assolute. Esso è orizzontalmente distribuito in tre ordini, il primo dei quali al piano terra è completamente chiuso all’esterno, fatta eccezione per i tre grandi fornici d’accesso. Il secondo ordine è segnato da una cornice marcapiano che delinea anche i vani delle finestre, mentre il terzo, quello più alto, presenta una serie continua di arcate cieche. Una cornice con l’iscrizione dedicatoria chiudeva in alto la costruzione con una linea continua. Questa iscrizione venne poi tagliata ad intervalli regolari per ricavarne merli nel momento in cui il palazzo fu trasformato in fortezza.

Il piano terra del palazzo è costituito da un lungo vestibolo interno che corre per tutta la lunghezza della facciata principale sul quale si aprono al centro la grande Sala della Fontana, nella quale il sovrano riceveva la corte, e ai lati una serie di ambienti di servizio con le due scale d’accesso ai piani superiori.

La Sala della Fontana al Palazzo della Zisa

La Sala della Fontana, ha una pianta quadrata sormontata da una volta a crociera ogivale, con tre grandi nicchie su ciascuno dei lati della stanza, occupate in alto da semicupole decorate da muqarnas (decorazioni ad alveare). Nella nicchia sull’asse dell’ingresso principale si trova la fontana sormontata da un pannello a mosaico su fondo oro, sotto il quale scaturisce l’acqua che, scivolando su una lastra marmorea decorata a chevrons posta in posizione obliqua, viene canalizzata in una canaletta che taglia al centro il pavimento della stanza e che arriva alla peschiera antistante. In questo ambiente sono ancora visibili i resti di affreschi parietali realizzati nel Seicento dai Sandoval.
Il primo piano si presenta di dimensioni più piccole, poiché buona parte della sua superficie è occupata dalla Sala della Fontana e dal vestibolo d’ingresso, che con la loro altezza raggiungono il livello del piano superiore. Esso è costituito a destra e a sinistra della Sala della Fontana dalle due scale d’accesso che si aprono su due vestiboli. Questi si affacciano con delle piccole finestre sulla parte alta della Sala, affinché, anche dal piano superiore, si potesse osservare quanto accadeva nel salone di ricevimento. Questo piano costituiva una delle zone residenziali del palazzo ed era destinato molto probabilmente alle donne.
Il secondo piano constava originariamente di un grande atrio centrale delle stesse dimensioni della sottostante Sala della Fontana, di una contigua sala belvedere che si affaccia sul prospetto principale e di due unità residenziali poste simmetricamente ai lati dell’atrio. Questo piano dovette certamente assolvere alla funzione di luogo di soggiorno estivo privato, dal momento che l’atrio centrale scoperto apriva questo luogo all’aria ed alla luce.

Facevano parte del complesso monumentale normanno anche un edificio termale, i cui resti furono scoperti ad ovest della residenza principale durante i lavori di restauro del palazzo, ed una cappella palatina posta poco più ad ovest, lungo la via oggi nominata dei Normanni.

Miti e leggende:
Una famosissima leggenda popolare è legata ad un affresco dipinto nell’intradosso dell’arco di ingresso alla Sala della Fontana raffigurante delle figure di divinità dell’Olimpo (al centro Giove e intorno Nettuno con il suo tridente, Plutone, Giunone, Mercurio, Vulcano, Venere, Marte e altri).
La loro disposizione a spirale è tale che inducono colui che vuole contarli a girare su se stesso e quindi a perderne il conto al punto che la credenza popolare ha trasformato questa illusione ottica in “diavoleria” e le divinità ritratte in “Diavoletti” dispettosi!
I “Diavoletti” infatti, con i loro continui movimenti, impediscono a chiunque di contarli e quindi di risolvere l’arcano secondo il quale contandoli esattamente si riuscirebbe a ritrovare un incredibile tesoro di monete d’oro nascosto nel palazzo e con ciò terminerebbe anche la povertà a Palermo.
Secondo la leggenda, chiunque il giorno dell’Annunziata (25 marzo) riesca a contarli spezzerà l’incantesimo ritrovando le monete. Ma è proprio nel giorno dell’Annunziata che, guardando i Diavoletti, si avrebbe l’impressione di vederli muovere le code e torcere il muso per rendere impossibile il conteggio!

 

Terme Segestane e Polle del Crimisio

Terme Segestane
Terme Segestane
“…Nec vero omnes quae sint calidae medicatas esse credendum,
sicut in Segesta Siciliae!”
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Siamo ai Bagni Liberi di Segesta, un’altra incredibile location Siciliana in cui ci si può letteralmente “immergere” nella natura e godere di tutte le incredibili sensazioni che solo un bagno termale può regalare…
Ci troviamo in località “Ponte Bagni” (accanto allo stabilimento termale “Terme Segestane”), in un’area naturale compresa tra il monte Inici e la città di Alcamo

Terme Segestane, Cascatella

Esplorare il Fiume e le Terme…
La discesa alla gola e all’attigua vasca termale avviene tramite una stradina in discesa che ci porta a pochi metri dal fiume. Lasciata l’auto si deve subito attraversare il fiume a piedi, stando attenti a non “sciddicare” sul fango, per ritrovarsi sull’altra sponda e giungere al suggestivo laghetto termale artificiale.
Adesso ci si può fermare ed immergere nel fantastico laghetto termale, rilassandosi e lasciandosi “curare” da fangoterapie faidate, dalle alte temperature dell’acqua e dalla sua composizione chimica dalle tanto benefiche proprietà.
Altrimenti si può passare oltre, seguendo il sentierino che riscende al fiume, e risalire all’interno del canyon in cerca dei piccoli laghetti naturali vicini alle polle, un po’ più isolati rispetto alla prima vasca (spesso piena di gente), dove ci si può immergere facendosi massaggiare dalla calda corrente del fiume…

Il Paesaggio
Il luogo richiama alla mente la vicina forra di Segesta dato che si passa in pochi metri da rive pianeggianti, su cui crescono tamerici e canne palustri, ad un piccolo profondo canyon, scavato nei secoli dal fiume, con alte pareti di roccia bianca striata di rosa e depositi di travertino.
Alcuni di questi blocchi rocciosi, caduti nell’alveo del torrente nel corso dei secoli, formano ogni tanto piccole e suggestive cascate.
La risalita del fiume, semplice ma molto suggestiva, si po’ effettuare sia camminando in acqua, sia seguendo il sentiero che corre lungo la riva destra.

ECCO LE FOTO: Buona Visione e se vuoi condividi!

Miti e Leggende
Diversi sono i riferimenti mitologici a queste fonti.

  • Diodoro Siculo descrive nella sua “Bibliotecla” il viaggio di Eracle (Ercole per i Romani) che attraversa la costa settentrionale della Sicilia da Pilora ad Erice e incontra le ninfe Egestee le quali, per rinfrancarlo dalle sue fatiche, fanno sgorgare le fonti calde di Egesta (o Segesta).
  • Lo stesso fiume Caldo si può identificare con Krimisòs (Crimiso), divinità fluviale che è raffigurata nei tetradrammi rinvenuti nell’area archeologica, che sposò la ninfa Egesta in fuga dalla distrutta città di Toria, e per la quale innalzò la temperatura e la corrente delle acque così da regalarle ristoro e conforto!

Terme Segestane, lungo la Gola

Descrizione e Geologia
Lungo la sponda destra si osservano alte pareti verticali costituite da “scaglia” con una stratificazione molto fitta e sottile e che presenta colorazioni dal bianco avorio a diverse tinte di rosa.
Sulla sponda opposta, invece, affiora un deposito di travertini di Alcamo, risalenti al Pleistocene superiore, del tutto simili a quelli che formano l’altopiano su cui poggia l’omonimo comune. Si tratta di calcari che si formano quando le acque calde, giungendo in superficie, perdono i gas, ed il carbonato di calcio in esse disciolto si deposita inglobando tutti quei detriti vegetali o anche animali che sono presenti sul terreno. Questi detriti, in seguito, vengono decomposti così che all’interno della roccia rimangono numerose e caratteristiche cavità.
La differenza geologica di queste due rocce, ha permesso al fiume di realizzare un tipico caso di erosione differenziale: sulla scaglia le acque hanno intagliato delle pareti quasi verticali, mentre sui travertini si sono formate delle caratteristiche nicchie (chiamati tafoni o conchi) che si sviluppano verso l’alto e verso l’interno della roccia.

La presenza di rocce permeabili e di un sistema di faglie relativamente profonde consente alle acque meteoriche di infiltrarsi in profondità, riscaldarsi dopo aver raggiunto zone magmatiche con altissime temperature, e poi risalire in superficie e riversarsi nuovamente nel Fiume Caldo, sgorgando da sei piccole Polle (sorgenti) sparse lungo il suo corso con temperature di circa 44/47 gradi.

Storia e Curiosità
Oltre alla mitologia numerose sono le testimonianze storiche che ci attestano l’importanza di queste sorgenti nell’antichità.
Diodoro Siculo parla delle calde acque segestane (Strabone dei caldi lavacri egestei) nel VI° libro della sua Geografia, mentre Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia XXI,61, accenna alle loro virtù terapeutiche: “Nec vero omnes quae sint calidae medicatas esse credendum, sicut in Segesta Siciliae”.
Anche gli arabi le apprezzarono a tal punto da erigere nei loro pressi il Calatha-met, il Castello dei bagni.
Le fonti in questione, note fin dall’antichità, sono menzionate anche dal viaggiatore arabo Edrisi nel suo “Libro di Ruggiero”, resoconto del viaggio compiuto in Sicilia intorno al 1140.
Nel 1833 e nel 1862 le terme furono oggetto di studio da parte di Giuseppe Lombardo-Giacalone e Giacomo Adragna-Fiorentino.
Nella statistica delle acque minerali del Regno d’Italia pubblicata nel 1869 troviamo elencate ben sei fonti: Bagno di Calamet, Bagno della regina, Bagno delle femmine, Fontana di P. Girolamo, Gorgo caldo e Sorgente nuova.

Le Acque Termali
Dal punto di vista chimico le acque sono classificate come cloro-solfato-alcalino-terrose;
le quantità quasi equivalenti di calcio e solfato ed i relativi studi geochimici provano che il loro contenuto sulfureo deriva dallo scioglimento della serie (insieme di strati rocciosi paralleli) gessoso-solfifera presente nel sottosuolo ed affiorante nei dintorni di Vita e Calatafimi, che tali acque attraversano durante la loro risalita.
Le acque rientrano tra le acque ipertermali sulfuree radioattive altamente mineralizzate e sono utilizzabili quindi per bagni a scopo terapeutico ed i fanghi sono indicati per la cura di reumatismi, artriti, artrosi, sciatica, uricemia, affezioni allergiche, esiti di fratture ossee, gotta e malattie della pelle..

L’Altra Sorgente
A circa un chilometro verso est, vicino alla stazione ferroviaria di Alcamo, un altro punto di affioramento è quello delle Terme Gorga con due polle a temperature intorno a 49°C ed una portata complessiva di 80 litri al secondo.

Le Terme Segestanell’Alcantara, sono in località “Ponte Bagni” (accanto allo stabilimento termale “Terme Segestane”), in un’area naturale compresa tra il monte Inici e la città di Alcamo, a pochissimi chilometri di strada da Castellammare del Golfo e da, appunto, Alcamo.

CONSIGLI DI VIAGGIO:

  • Portarsi sempre un cambio completo e asciutto da tenere in auto.
  • Portarsi delle scarpette in gomma chiuse da scoglio o delle vecchie scarpe da ginnastica per muoversi agevolmente nel fiume e sui sassi.
  • Portarsi torce e candele se decidete di restare anche di sera o di notte (lo fanno in tanti).

ATTENTI ALLA SALUTE:
Prima di usufruire delle terme libere, come sempre in caso di trattamenti termali, consigliamo un check-up preventivo e completo, in quanto il fai da te, in ambito termale, potrebbe fortemente pregiudicare la salute di coloro che non conoscono a fondo le proprie condizioni fisiche.

Mappa con Percorsi e Luoghi principali:

Naviga sulla mappa sotto oppure APRI IN GOOGLE MAPS

Arrivare in Auto alle “Terme Segestane”:
DA PALERMO: Autostrada A-29 (Palermo-Mazara del Vallo), Uscita Castellammare del Golfo, Prendere la SP2 seguendo la segnaletica per Segesta/Stabilimento Privato Terme.
Una volta svoltato a sinistra sulla stradine per lo Stabilimento Terme di Segesta, girare (dopo pochi metri) sulla stradina sterrata a sinistra che scende al fiume.
Seguire invece la stradina asfaltata sulla destra per scendere allo Stabilimento Termale

DA TRAPANI: Autostrada A-29 in direzione Palermo, Uscita Castellammare del Golfo e poi come indicazioni sopra.


Lo Stabilimento “Terme Segestane”

Stabilimento Terme SegestaneOltre alle Polle lungo il fiume, tre grosse sorgenti, alimentano lo stabilimento termale “Terme Segestane”
Lo stabilimento, privato e a pagamento a differenza delle Terme libere sul fiume, offre ai suoi visitatori una splendida sauna naturale alimentata dalla prima sorgente, la Grotta della Regina, con archi di origine romana e una seconda sorgente, Nuova Sorgente, che alimenta due piscine, di cui una accessibile ai bambini. Bagno delle Femmine è, invece, il nome della terza sorgente, esterna allo stabilimento privato.
Per informazioni dettagliate: SITO WEB e PAGINA FACEBOOK dello Stabilimento Termale.

“Monte Petroso”, verdissima oasi naturalistica a due passi da Palermo

SI - Monte Petroso - Copertina
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“Andai nei boschi perché volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita… per non scoprire in punto di morte di non aver mai vissuto…”
Henry David Thoreau

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Siamo nella zona di San Martino, frazione di Monreale a soli 10 minuti di strada da Palermo.
Proprio al centro della grande vallata che domina questa zona si erge, piccolo ma comunque maestoso, il nostro Monte Petroso.
L’accesso al sentiero che corre tutto attorno al monte, e che poi devia verso la cima, avviene tramite due cancelli della forestale, uno a valle e uno più a monte.

Dopo pochi metri percorsi nel sentiero che entra in salita nel bosco, rimaniamo subito stupiti dall’incredibile ambientazione naturalistica in cui ci troviamo immersi.
Il paesaggio tipico dei boschi dei monti di palermo si trasforma repentinamente alle falde del Monte Petroso e le conifere lasciano il posto ad un fittissimo magico querceto naturale: il leccio (quercus ilex), la roverella (quercus pubescens), la sughera (quercus suber), un sottobosco fatto di bellissime felci e di fastidiosissimi rovi e poi ancora una grande varietà di funghi e piante commestibili…

Monte Petroso a San Martino (PA)

All’apice del sentiero si può deviare per tentare la risalita verso la vetta.
E’ qui, prima ancora di aver conquistato la vetta, che si comincia ad intuire l’origine del nome di Monte Petroso: il nostro piccolo monte sembra essere formato (inspiegabilmente) da un accumulo di enormi rocce che prendono a poco a poco il posto della vegetazione e  attraverso le quali ci si muove (a volte con brevi “scalate” sugli stessi enormi massi) per giungere in cima.
La reale origine rimane ancora inspiegata ma, arrivati sulla vetta, l’impressione più naturale seppur assolutamente fantasiosa è che i massi siano caduti dal cielo uno sopra l’altro fino a creare questo improbabile e curiosissimo monte, oppure che ci sia stata una fortissima “implosione” che abbia frantumato la montagna facendola crollare su se stessa…
Ad ogni modo siamo in cima, in precario equilibrio sui nostri fantomatici massoni, e abbiamo tutto il mondo ai nostri piedi: da un lato Monte Cuccio e Palermo con il porto, il mare e Monte Pellegrino, dall’altro tutti i monti di Palermo che circondano e racchiudono il panorama.
E poi ancora il Castellaccio, San Martino delle Scale con la sua splendida Abbazia, e le tante vallate tutto attorno…!
Silenzio e meraviglia appagano la nostra anima dopo la fatica per la piccola scalata e ci prepara per la ridiscesa. Riprendiamo il sentiero ad anello che gira attorno al monte fino a quando, usciti dal fitto bosco in cui eravamo immersi, ci ritroviamo sulla larga strada sterrata che ci riporteràal punto di partenza.
Da qui, grazie alla vegetazione che si dirada, riusciamo ad osservare con un pò di fortuna alcuni dei rapaci che popolano queste montagne: falchi pellegrini, gheppi, barbagianni, civette, e persino aquile reali che nidificano sulle rocce a picco dei monti di San Martino delle Scale.

ECCO LE FOTO…

Geologia
Lungo il versante più impervio, a pochi metri dalla cima, ci sono due piccole grotticine (zubbi) al quale si può accedere in verticale solo tramite “procedure” speleologiche!
Potete ammirare le foto della grotta sul sito LETADDARITE.IT.

Miti e Leggende
Lungo il sentiero che gira intorno al bosco possiamo trovare dei resti di un basamento di ciò che era, molto probabilmente, una torre di osservazione Normanna.
Le leggende nate attorno a questi resti descrivono la struttura come un piccolo Tempio Greco oppure, ancor più fantasiosamente, come una struttura usata nel medioevo dalle fattucchiere.

Storia e Paleontologia
Nei decenni scorsi, in seguito ad alcuni scavi paleontologici, sono stati trovati ossa umane e di animali nonché utensili costruiti con selci affilate.
Il documento trovato in Internet “Dati preliminari sui reperti umani di Monte Petroso, Palermo (collezione Correnti)”, sebbene non dica la zona esatta dei ritrovamenti, descrive i reperti di epoca neolitica ritrovati che hanno consentito di individuare almeno 5 persone differenti di entrambi i sessi, e ossa di almeno 3 animali sepolte a corredo funerario di una di esse. Monte Petroso e la sottostante zona di Valle Paradiso sono considerati fra le maggiori zone di spansione della popolazione neolitica degli uomini sapiens della zona del palermitano.
I reperti di Monte Petroso sono custodita (notizia aggiornata al 2010) al Dipartimento di Biologia cellulare di Palermo. Purtroppo anche questi secondi studi non hanno permesso di concretizzare delle conclusioni sugli abitanti del luogo e i loro usi e costumi, pertanto anche questo mistero di Monte Petroso rimane ancora irrisolto.

Il Sentiero:
L’anello principale è la stradella sterrata della forestale e gira (per circa 2 Km) attorno alla base di Monte Pitrusu, trasportandoci in una meravigliosa e rilassante passegiata.
Esattamente di fronte all’entrata a monte, dietro a un pilone dell’elettricità e ad un grosso masso, c’è l’accesso al piccolo emozionante Sentiero nel bosco che taglia l’anello principale per metà percorso, zigzagando fra la splendida vegetazione ed i grossi massi tipici del monte.

Mappa con Percorsi e Luoghi principali:

Arrivare in Auto a Monte Petroso:
E’ possibile raggiungere San Martino da Palermo, salendo verso le piccole frazioni di Baida o Boccadifalco e salilre poi per pochi chilometri fino a destinazione.

Da Monreale si deve uscire dal paese immettendosi su Via Regione Siciliana che porta direttamente a San Martino

Download Tracce:

L’Airone di Passo di Rigano & Co. !

SI - Airone Passo di Rigano - Copertina
SI - Airone Passo di Rigano - Copertina

Passo di Rigano è un quartiere periferico di Palermo alle falde del Monte Cuccio e può essere considerato il confine fra la città vera e propria e le zone residenziali più periferiche e “campagnole”!
Il quartiere confina con delle aree verdi molto grandi quali l’aeroporto di Boccadifalco, i grandi terreni dell’Istituto Zooprofilattico, e altri terreni della Forestale in cui ci sono due grandi “Gebbie”.

LA SORPRESA:
E’ proprio sui bordi di queste due grandi gebbie, o a volte sugli alberi vicini, che spesso e volentieri si riesce a vedere un rarissimo (per questi luoghi urbani) e meraviglioso volatile, l’Airone Cenerino!

E’ un avvistamento davvero curioso, quasi impensabile, visto il carattere “sfuggente” e schivo di questi pennuti e considerato il fatto che queste gebbie, e tutta l’area in cui fanno la siesta gli Aironi, sono a pochissimi metri da una arteria stradale importantissima e da un incrocio sempre trafficatissimo (Vedi Mappa a fondo pagina!).
Nonostante ci siano sempre da 50 a 300 metri di fila automobilistica, con annessi di clacson, smog, rumore, lui se ne sta lì, protetto dalla ringhiera che separa il terreno dalla strada, a godersi serenamente la siesta a bordo della sua “piscina” personale!

MA QUANTI SONO?
Io l’ho sempre chiamato “l‘Airone di passo di Rigano” in quanto, ad occhio e croce, mi è sempre sembrato lo stesso e anche perchè, in fondo in fondo, ha sempre sperato che fosse sempre lui!
In realtà, molto raramente, ho visto sulle grandi vasche anche due o tre esemplari contemporaneamente e, oltre agli Aironi, anche delle Garzette ed i vari rapaci più o meno grandi che vivono nella zona (poiane, gheppi, etc..).

CURIOSITA’ EXTRA: Essendo i terreni dietro le gebbie leggermente illuminati da alcuni locali della forestale sono riuscito anche a “beccare” il simpatico amico anche di sera riuscendone a fotografare una sgranatissima silhouette (vedi foto sotto) !!!

ECCO LE FOTO MIGLIORI:


L’AIRONE CENERINO (da Sapere.it):
Specie migratrice, dispersiva e sedentaria, l’airone cenerino è presente in Eurasia e Africa; in Europa è più comune a nord del 45° parallelo, e in Italia nidifica con un buon numero di coppie.
Sverna nel bacino del Mediterraneo e in Africa. Nidifica a quote inferiori ai 500 metri negli ambienti più disparati, tra cui zone umide d’acqua dolce e salmastra, boschi ripariali e campagne alberate; frequenta volentieri le risaie della Pianura Padana.

È il più grosso airone europeo, con un’apertura alare di 1,7-1,9 metri; ha zampe e collo lunghi e un robusto becco giallastro; il piumaggio è per lo più grigio, con testa e collo bianchi striati di nero e ciuffo occipitale nero.
Il volo è possente, sostenuto da lenti e profondi battiti d’ala, con collo incassato tra le spalle e zampe sporgenti dalla coda. Coloniale, l’airone cenerino costruisce un voluminoso nido sugli alberi – spesso in compagnia di altri consimili – o tra le canne.
Ha l’abitudine di stare immobile nell’acqua o nelle vicinanze, tenendo il collo teso o la testa arretrata tra le spalle. Generalmente silenzioso, diventa rumoroso durante la nidificazione, quando emette richiami sonori e gutturali.
Di abitudini prevalentemente diurne, si nutre di pesci, anfibi, rettili, piccoli mammiferi e invertebrati. Da febbraio a maggio depone 4-5 uova bluastre, che i genitori covano a turno per 25-26 gioni.

NOME ITALIANO: Airone cenerino
SPECIE: Ardea cinerea
LUNGHEZZA: 90-98 cm
DISTRIBUZIONE: Eurasia, Africa
PHYLUM: Cordati, CLASSE: Uccelli, ORDINE: Ciconiformi, FAMIGLIA: Ardeidi,GENERE: Ardea


LOCALIZZAZIONE DELL’AVVISTAMENTO:

Airone di Passo di Rigano

Lago Maulazzo Ghiacciato e i Nebrodi imbiancati…

SI - Lago Maulazzo - Copertina
SI - Lago Maulazzo - Copertina
“Di fronte m’eri Sicilia, o nuvola di rosa sorta dal mare!
E nell’azzurro un monte: l’Etna nevosa. Salve o Sicilia!”.
Giovanni Pascoli, “Odi e Inni”

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Suggestivi ed incantati paesaggi bianchi…
Si parte da Portella Femmina Morta (1524 m.s.l.m.) insieme agli amici di “Vai Col Trekking” percorrendo una parte (di circa 3 Km) del lunghissimo Sentiero della Dorsale dei Nebrodi, per raggiungere il piccolo lago Maulazzo, ghiacciato e completamente circondato dalla neve!
Il Maulazzo è un piccolo laghetto artificiale, di circa 5 ettari, ricadente nel comune di Cesarò (ME) e alle pendici nord-orientali del Monte Soro che, con i suoi 1847 m s.l.m. è la cima più elevata del complesso montuoso dei Nebrodi.

Il Lago Maulazzo Ghiacciato

In Cammino….
Il percorso è inizialmente pianeggiante e attraversa la splendida faggeta alle pendici del Monte Soro, dove tutto è già completamente imbiancato dalla neve.
Già dopo pochi metri, sulla destra, si apre un incredibile panorama dominato, sullo sfondo, dalla maestosità del Vulcano Etna, anch’esso completamente imbiancato.

Dopo circa un chilometro e mezzo, in zona Portella Calacudéra (1562 m s.l.m.), superato il bivio sulla destra che raggiunge il Monte Soro, si continua sulla sinistra per raggiungere il Lago (1444 m s.l.m.), incastonato nell’incredibile bianco paesaggio della faggeta di Sollazzo Verde!
Lo spettacolo, in inverno, è completamente diverso da quello che si trova nelle altre stagioni. Lungo tutto il percorso un affascinante silenzio e il freddo pungente sul viso, richiamano alla mente paesaggi alpini…

CIaspolando verso il Lago Maulazzo Ghiacciato

Giunti al Lago lo spettacolo cambia. La vista di un lago ghiacciato, per noi Siciliani, è qualcosa di inimmaginabile e, una volta ritrovatisi di fronte ad esso, si resta in silenzio, ad ammirare incantati l’incredibile distesa di ghicaccio, quasi come si fosse su un altro pianeta…

ECCO LE FOTO, raccolta dei migliori scatti fatti in ciaspolate diverse!

Per Informazioni su Trekking e Ciaspolate sui Nebrodi, vi invito ad andare sul sito degli amici di “VAI COL TREKKING”: Sito e Pagina FB !

Il lago Maulazzo è praticamente al centro del Parco dei Nebrodi, nel comune di Cesarò (ME) e alle pendici nord-orientali del Monte Soro. Si può Raggiungere dalla SS289 che unisce San Fratello a Cesarò.

Il Sentiero:
Il sentiero è parte del lunghissimo Sentiero della Dorsale Dei Nebrodi e parte da Portella Femmina Morta (sulla SS289)!
E’ di facilissima percorrenza, perlomeno senza neve, in quanto abbastanza largo e, in diversi punti, asfaltato o ben battuto per poter permettere il passaggio anche alle auto (purtroppo!).
All’unico bivio, dopo circa 1,5 Km, si deve prendere a sinistra per scendere al lago piuttosto che salire (a destra) verso il Monte Soro.

Mappa con Percorsi e Luoghi principali:

Arrivare in Auto:
Dall’autostrada A19 Palermo-Catania, uscire allo svincolo di “Sant’Agata di Militello”, percorrere la SS113 in direzione Palermo e poi seguire la SS289 in direzione San Fratello.
Superato il Comune di San Fratello proseguire ancora per circa 18 Km fino a trovare un grosso slargo, Portella Femmina Morta, punto d’arrivo e parcheggio.

Download Tracce:

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, Silenziosa luna?

SI - La Luna - Copertina
SI - La Luna - Copertina

Prendo in prestito i primi versi del “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia“, del mitico Giacomo Leopardi, per “lanciare” questa pagina con alcune delle mie più belle foto della LUNA e, soprattutto, con la luna!
Cito questo meraviglioso canto di Leopardi perchè è alla luna che il poeta, nei primi versi, rivolge le sue profonde questioni esistenziali, e ancor più perchè è proprio “curtigghiando” con una cara amica, fantastica “maestrina”, sotto una fantastica luna piena, che sono venuto a conoscenza del Canto in questione… e dire che avevo portato Leopardi all’esame di maturità… 😛
Basta così… a seguire l’album con le mie foto “lunari”, in basso i versi completi del canto, e più giù ancora due video musicali a caso che parlano di LUNA!